Christine Lagarde

Con la regolarità, l’efficacia e l’affidabilità del suo funzionamento, la Banca centrale europea è una prova tangibile di come la tecnica sia più efficiente della politica. È chiaro, da un lato, come la Bce – il fatto stesso che sia stata istituita come organismo destinato a svolgere funzioni fondamentali al servizio di una vasta comunità sovranazionale – possa essere interpretata anche come un successo della politica (di una volontà e di una decisione politica). Ma ciò, dall’altro lato, non deve indurre a trascurare due circostanze fondamentali per la comprensione, oltre che della significatività, dei limiti di tale risultato. La prima è che la Bce ha svolto finora egregiamente i suoi compiti, in perfetta coerenza con il suo mandato che la rende monopolista dell’emissione dell’Euro e artefice di quella parte della politica economica – importante, ma pur sempre solo una parte – cui si dà normalmente il nome di politica monetaria. La seconda è che, pur essendo la Bce un chiaro simbolo dell’Europa unita – sicuramente il più concreto, e pertanto anche il più adatto a esprimere la sua capacità di parlare con una voce univoca –, essa ha costituito, insieme alla moneta unica, un ostacolo insuperabile per l’adozione di specifici provvedimenti volti al rilancio di economie nazionali in crisi nonché palese, inequivocabile, testimonianza di una marcata prevalenza della “dimensione finanziaria” dell’Ue rispetto ad altre sue possibili “articolazioni”. In sostanza, l’esistenza di una moneta unica e di una sola banca centrale in Europa ha reso ancor più avvertibile la latitanza di una vera e propria politica dell’Unione e lo sbilanciamento della sua influenza sugli aspetti più contabili della regolamentazione dell’economia. E ciò mentre è noto quanto scarso possa essere l’incentivo alla cooperazione e alla formulazione di politiche d’ampio respiro – e quanto forte invece lo stimolo a ravvivare egoismi personali e nazionali – dato dall’accento posto sull’attenzione alla sfera squisitamente contabile di qualunque fatto economico.

Comunque si guardino le cose, la Banca centrale europea è una creatura essenziale nel quadro del perseguimento degli obiettivi di lungo periodo dell’Unione. Funzionante in totale sintonia con i dettami del suo statuto, sarebbe ingiusto attribuirle responsabilità o colpe che non ha. E, data la sua centralità come istituzione europea, è il caso di aprirle uno spazio adeguato nel nostro discorso. Solo da un’illustrazione delle sue funzioni, infatti, è possibile dedurre quale tipo di interventi è lecito chiedere alla Bce e quando sarebbe invece opportuno ricorrere a strumenti e provvedimenti propri del più cospicuo armamentario della politica. Pur essendo “protette” dalle incertezze e dagli arbitri della politica, le banche centrali sono organi degli Stati, poiché la moneta è materia statale, un fenomeno che riguarda la vita di tutti i cittadini nella loro individualità e tutta la cittadinanza nel suo insieme. La moneta tocca infatti gli interessi dei singoli, delle famiglie e della collettività. Il funzionamento di una banca centrale si svolge dunque secondo regole precise e studiate nell’interesse dello Stato (norme poste a salvaguardia della moneta, che è appunto considerata strumento di interesse vitale per lo Stato).

Una banca centrale non ha il potere di influire in modo diretto su variabili dell’economia reale come i prezzi o il tasso di occupazione. Può tuttavia agire direttamente su quantità e prezzi dell’offerta di moneta, cioè sulla quantità di banconote e riserve bancarie (la base monetaria) e sui tassi di interesse a breve termine. Le attese sull’andamento futuro di questi tassi possono a loro volta influire su tutta una serie di tassi di interesse bancari e di mercato di più lungo termine. Infatti, l’azione sui tassi di interesse del cosiddetto “mercato monetario” o “interbancario” – cioè di quel comparto dei mercati finanziari in cui le banche prestano ad altre banche e prendono a prestito da altre banche per periodi brevi o brevissimi – dà avvio a una serie di meccanismi tali da influenzare le decisioni di spesa, di risparmio e di investimento di imprese e famiglie. Una riduzione dei tassi del mercato monetario – per esempio dell’Euribor – consente alle banche di finanziarsi a costi più bassi e, conseguentemente, di offrire credito a condizioni più vantaggiose. Se il costo del denaro preso a prestito dal settore bancario si riduce, famiglie e imprese saranno incentivate a richiedere una maggiore quantità di credito da destinare a consumi e investimenti. L’aumento degli investimenti da parte delle imprese e dei consumi e da parte delle famiglie, cioè un incremento della domanda aggregata, influenzerà, seppur in un orizzonte temporale non breve e in misura non sempre prevedibile, il livello complessivo dei prezzi di beni e servizi.

Il meccanismo che trasmette a tutta l’economia, e in particolare al livello dei prezzi, gli interventi sui tassi e sulla quantità di moneta effettuati da una banca centrale, prende il nome di processo di trasmissione della politica monetaria. Tale processo indica i canali attraverso cui la politica monetaria influenza un sistema economico. Procediamo con ordine e cerchiamo di capire come, nella pratica, le decisioni dell’autorità monetaria – la Banca centrale – incidono sullo stato dell’economia. Più esattamente, per capire in che modo funziona una banca centrale, prendiamo l’esempio che più ci interessa, che è quello della Bce. Nel caso dell’Italia e di tutti i Paesi che hanno adottato l’Euro, l’autorità che svolge la funzione di Banca centrale è la Banca centrale europea (Bce). Per essere precisi, a gestire la politica monetaria unica nell’area dell’Euro è l’Eurosistema, costituito dalla Bce e dalle banche centrali nazionali (Bcn) dei Paesi dell’Unione europea che, a partire dal 1 gennaio 1999, hanno adottato l’Euro (prima di tale data, nel nostro Paese, la banca centrale era la Banca d’Italia).

Caratteristica fondamentale di una banca centrale è l’indipendenza. Anche l’Eurosistema è indipendente, nel senso che, nell’assolvimento dei suoi compiti, né la Bce, né le Bcn, né i membri dei rispettivi organi decisionali possono sollecitare o accettare istruzioni da organismi esterni. A loro volta, le istituzioni e gli organi comunitari, nonché i governi degli Stati membri, si impegnano a non influenzare i membri degli organi decisionali della Bce o delle Bcn nell’assolvimento dei loro compiti.

La missione assegnata all’Eurosistema riguarda la definizione e l’attuazione della politica monetaria dell’area dell’Euro, il cui obiettivo primario è il mantenimento della stabilità dei prezzi. Per perseguirlo, la Bce è assistita dalle Bcn. Parte integrante dell’Eurosistema, le Bcn dell’area dell’Euro svolgono i compiti che sono stati loro conferiti e agiscono quindi come bracci operativi della Bce secondo i principi del decentramento operativo e della sussidiarietà. Il capitale della Bce è sottoscritto dalle Bcn secondo quote percentuali di partecipazione che tengono conto, in misura paritetica, del peso del Pil e della popolazione di ciascun Paese sul totale comunitario.

Per mantenere la stabilità dei prezzi, l’Eurosistema effettua operazioni su propria iniziativa (le operazioni di mercato aperto), e su iniziativa delle banche del sistema.

Le operazioni di mercato aperto hanno la funzione di immettere o drenare liquidità e possono parteciparvi tutte le istituzioni creditizie residenti nei paesi dell’Eurosistema che sono in possesso di determinati requisiti. Consistono perlopiù in operazioni temporanee di finanziamento che assumono la forma di contratti di pronti contro termine o di contratti di finanziamento con garanzia su determinate attività finanziarie. Si segue una procedura d’asta. In particolare, i pronti contro termine sono operazioni di acquisto o vendita di titoli di Stato in via temporanea. Attraverso un pronti contro termine di acquisto, l’Eurosistema compra titoli dalle istituzioni creditizie in un dato momento (a pronti) per rivenderli alle medesime controparti dopo un certo periodo di tempo (a termine). In questo modo la Bce immette liquidità quando acquista i titoli e la ritira dal sistema quando li rivende. Tra le operazioni di mercato aperto rivestono un ruolo centrale le cosiddette operazioni di rifinanziamento principale, vale a dire operazioni di immissione di liquidità che consistono in aste caratterizzate da periodicità a scadenza settimanale effettuate dalle Bcn secondo un calendario predefinito.

Tali operazioni forniscono infatti la maggior parte della liquidità necessaria al settore bancario e consentono all’Eurosistema di controllare la dinamica dei tassi di interesse dei mercati monetari (obiettivo operativo). In pratica, tenendo conto dei dati aggregati a livello di area dell’Euro, il Comitato esecutivo della Bce fissa il volume di liquidità da fornire sulla base del fabbisogno stimato di liquidità del sistema bancario per il periodo di durata dell’operazione.

Nell’Eurosistema vige un principio di decentramento operativo. Ciò significa che le operazioni di politica monetaria sono condotte dalle banche centrali nazionali dell’Eurosistema sulla base delle istruzioni ricevute secondo procedure uniformi. Nel caso del nostro Paese, la Banca d’Italia esegue le operazioni di mercato aperto nei confronti delle banche presenti sul territorio nazionale attenendosi alle istruzioni impartite dalla Bce e alle regole e alle procedure comuni concordate all’interno dell’Eurosistema. Inoltre, la Banca è responsabile della gestione delle garanzie che stanno a fronte delle operazioni svolte e individua le attività finanziarie emesse in Italia che possono essere utilizzate come garanzia.

I tassi applicati alle operazioni di mercato aperto su iniziativa delle controparti sono i tassi ufficiali. Il tasso di rifinanziamento principale è il tasso guida dell’azione di politica monetaria, muovendo il quale si segnala una politica di tipo espansivo (riduzione del tasso di rifinanziamento principale, cioè del costo a cui gli istituti di credito possono reperire liquidità dalla Bce attraverso le operazioni di mercato aperto) o restrittivo (a seguito di un aumento del tasso di rifinanziamento). Quando si apprende dai giornali che la Bce ha ridotto il tasso d’interesse, significa che essa ha diminuito il tasso di rifinanziamento principale. I tassi sulle operazioni su iniziativa delle controparti denotano invece gli “estremi” (cioè il tasso più alto e più basso) di un vero e proprio corridoio dei tassi all’interno del quale si muovono tutti tassi del mercato interbancario. (fine prima parte).

  • Capitolo VI del libro “Sognando l’Europa. Statista cercasi”, pubblicato da All Around Edizioni, Roma, Anno 2019 (pagg. 74 – 84).