anziano

La forza lavoro in tutto il mondo ha sperimentato un grande numero di sfide negli ultimi anni: pensiamo alla globalizzazione, alla depressione economica, alla lotta di genere. Due tendenze, tuttavia, sono oggi senza precedenti nel loro ambito: l’invecchiamento sociale diffuso e l’automazione del lavoro grazie alle tecnologie intelligenti. Ma quale effetto avrà l’automazione sulle popolazioni di lavoratori anziani? I lavoratori più anziani, anche se qualificati, potrebbero infatti essere a rischio esclusione. Utilizzando i dati delle Nazioni Unite (ONU), nonché quelli raccolti dai ricercatori di Oxford, Carl Frey e Michael Osborne, risulta che i paesi con i tassi di invecchiamento più elevati tendono ad avere anche anziani lavoratori più a rischio di sostituzione. Cina e Vietnam, per esempio, hanno i più alti tassi di invecchiamento e i più alti punteggi di rischio, mentre Canada e Australia hanno i tassi di invecchiamento al minimo e i più bassi punteggi di rischio. I rischi sono particolarmente pronunciati in tutta l’Asia, così come in Germania e in Italia, dove infatti si registra una forte concentrazione di lavoratori “senior”, nella fascia cioè tra i 50 e i 64 anni: i lavoratori italiani appartenenti a questa fascia di età sono a forte rischio sostituzione perché il 58% di loro svolge mansioni facilmente automatizzabili. Le previsioni inoltre non sono affatto rassicuranti: i lavoratori fra i 50 e i 64 anni in Italia sono destinati a diventare il 38% della forza lavoro totale entro il 2030.

Nell’investigare perché alcuni paesi hanno i lavoratori anziani a rischio rispetto ad altri, emergono temi diversi, ma concatenati l’uno all’altro: livello di istruzione, dimensione del settore manifatturiero, livello della spesa pubblica, maturità del sistema finanziario e solidità del welfare.

Molti economisti hanno già espresso forte preoccupazione per l’effetto combinato di questi cambiamenti demografici: l’Asian Pacific Risk Center (APRC) della Marsh & McLennan stima, per esempio, che il rapido invecchiamento della popolazione a Singapore potrebbe causare perdite per 3,3 miliardi di dollari di PIL (pari all’1% del totale) a causa dell’assenteismo per malattia dei lavoratori anziani. Secondo i dati relativi alla popolazione mondiale delle Nazioni Unite, entro il 2050 più di un terzo della popolazione di tutto il mondo sarà sopra i 50 anni. Nel 1950 questo gruppo di età costituiva solo il 15,7% della popolazione mondiale. Ecco perché sforzi concertati da parte di governi e aziende per elaborare strategie volte a incoraggiare e ad accogliere il lavoratore più anziano saranno un nodo cruciale nei prossimi decenni.

Nel frattempo sono state condotte ricerche e analisi, anche molto significative, sulle implicazioni dell’invecchiamento della società, ma un risultato tra tutti spicca: l’associazione che esiste tra i tassi più alti di invecchiamento e i tassi più elevati di automazione. Parecchi studi hanno dimostrato che l’adozione di robot è maggiore nei paesi in cui l’invecchiamento si è verificato più rapidamente. La Corea del Sud, ad esempio, vantava la densità di robot più alta al mondo sul finire del 2017 e si prevede che sarà contemporaneamente anche il paese al mondo con il più alto tasso di invecchiamento da qui al 2050.

Queste conclusioni appartengono al Mercer and Wyman’s report dal titolo The twin threats of aging and automation. Il report discute la complessa interazione tra invecchiamento e automazione, osservando in particolare che, sebbene possa compensare le ricadute sulla produttività che l’invecchiamento causa alla società, l’automazione potrebbe anche sopprimere le opportunità di lavoro per i lavoratori più anziani. Questa visione solleva diverse implicazioni politiche importanti, specialmente per governi e imprese: benessere, turni industriali, sostegno finanziario, formazione e istruzione saranno quindi fondamentali per prevenire il dislocamento diffuso dei lavoratori anziani. Senza gli interventi adeguati, le società si troveranno ad affrontare gravi problemi come sottoccupazione, allargamento della diseguaglianza e carenza di talenti. Per fare fronte a tutte queste e altre problematiche future, è comunque necessario ricordarsi che i senior possono fornire continuità, guida e stabilità.

  • Brano tratto dal volume “Tech Impact, Luci e ombre dello sviluppo tecnologico”, pubblicato da Guerini e Associati, Milano, anno 2019 (pagg. 85 – 86).