Energia alternativa

I macro-trend che caratterizzeranno il futuro del pianeta, dall’aumento della popolazione mondiale, alla scarsità delle risorse naturali e all’esacerbarsi delle conseguenze del cambiamento climatico porteranno inevitabilmente a un’evoluzione del sistema energetico verso un nuovo modello. L’equilibrio che andrà a definirsi presenterà sfide cruciali sul fronte dell’affidabilità, dell’accessibilità economica e della sostenibilità energetica, tre fattori fortemente connessi che presuppongono un approccio integrato in termini di policy, per esempio nel bilanciare lo sviluppo di fonti rinnovabili, sostenibili e sempre più accessibili economicamente, con l’affidabilità complessiva del sistema. (…)

Le previsioni di sviluppo mondiale al 2040, con un aumento della popolazione di 1,7 miliardi di persone, in gran parte nelle aree urbane e con redditi crescenti, fanno oggi stimare un incremento della domanda mondiale di energia al 2040 di circa il 27% rispetto ai livelli del 2017, dando per scontato un aumento molto rilevante dell’efficienza energetica. Nel cosiddetto New Policies Scenario pubblicato nel World Energy Outlook 2018 dell’International Energy Agency, la domanda mondiale di energia primaria salirà da circa 14000 Mtoe nel 2017 a circa 18000 Mtoe al 2040, dopo essere cresciuta del 39% tra il 2000 e il 2017.

Parallelamente, si registrerà uno stravolgimento geografico della domanda, frutto di tendenze visibili già ora: per Stati Uniti, Unione europea e Giappone non si prevedono aumenti nella richiesta complessiva di energia, quindi tutto l’incremento si verificherà nel resto del mondo, con particolare rilevanza in Cina. Queste tendenze comporteranno nel 2040 una inversione nel peso dei Paesi sviluppati rispetto ai Paesi in via di sviluppo sulla domanda energetica: se nel 2000 Europa e Stati Uniti rappresentavano insieme il 43% della domanda mondiale di energia mentre Cina e India insieme il 16%, tra poco più di vent’anni la situazione sarà ben diversa, con Europa e Stati Uniti al 22% e Cina e India al 28%.

Il forte aumento della domanda energetica asiatica sarà soddisfatto da una molteplicità di fonti: l’Asia da sola inciderà sulla metà della crescita mondiale della domanda di gas, sul 60% di quella dell’eolico e del solare fotovoltaico, sull’80% di quella del petrolio e su oltre il 100% di quella del carbone. In questo scenario, l’energia elettrica svolgerà un ruolo fondamentale.

Ricordando che ancora oggi oltre un miliardo di persone nel mondo non hanno accesso all’energia elettrica e che al 2040 si attende un aumento della generazione del 60% rispetto ad oggi, ne consegue che nel prossimo ventennio si assisterà alla più travolgente trasformazione dall’inizio dell’elettrificazione. In particolare, la domanda di energia elettrica crescerà poco nelle economie mature mentre raddoppierà nelle economie in sviluppo. A livello di fonti energetiche, le rinnovabili aumenteranno più delle altre (+126% dal 2017 al 2040), passando dal 10% al 17% della domanda mondiale. Con riferimento alla sola generazione elettrica, l’incidenza dovrebbe salire dal 25% di oggi al 41% al termine del periodo, con conseguente riduzione delle emissioni.

L’aumentata competitività dell’energia solare fotovoltaica dovrebbe consentire, nelle previsioni dei tecnici, il superamento dell’eolica nel 2025, dell’idroelettrica nel 2030 e dell’energia da carbone nel 2040. Si tratta comunque di obiettivi non facili da raggiungere, a meno che la pressione dell’opinione pubblica sui cambiamenti climatici non diventi così forte e cogente da diventare il driver dello sviluppo.

Alla crescita della domanda e ai cambiamenti nella composizione, nonché nella distribuzione geografica, si affiancheranno ingenti investimenti a livello globale, stimati in 42 triliardi di dollari da qui al 2040, cioè quanto l’intero debito pubblico mondiale di oggi.

I combustibili fossili

Va tuttavia rilevato che, ancora oggi, l’energia da fonti fossili (petrolio, carbone, gas) alimenta oltre l’80% dei consumi mondiali di energia “primaria”. Nel 2040 le fonti fossili saranno ancora determinanti: secondo il WEO 2018, i combustibili fossili saranno la principale fonte primaria (il 75%) con un ruolo più importante per il gas e più ridotto per il carbone e il petrolio rispetto a quanto succede oggi. Un elemento da considerare per comprendere l’attuale situazione e i trend futuri è la distribuzione mondiale delle riserve provate di combustibili fossili, la quale risulta assai diversa da quella dei consumi. Analizzando i dati, si evince che una parte molto importante delle riserve di petrolio e gas si trova in pochi Paesi scarsamenteabitati. Cina e India, i due Paesi più popolati del mondo con quasi tre miliardi di abitanti, detengono invece scarse riserve sia di petrolio (1,8% del totale mondiale) sia di gas (3,8%), mentre hanno ampie disponibilità di carbone (22,8%), la fonte più inquinante.

I circa 1700 miliardi di barili di riserve petrolifere di fine 2018 si concentrano per l’85% in Paesi non OCSE e per il restante 15% nei Paesi OCSE. In particolare, circa il 45% delle riserve di greggio si trova in cinque Paesi del Golfo Persico che hanno un numero contenuto di abitanti: Arabia Saudita, Iraq, Kuwait, Emirati Arabi Uniti, Iran. Includendo tutto il Medio Oriente e il Golfo Persico si arriva a circa il 48% delle riserve provate. Al di fuori di questa regione, esistono importanti quantità di riserve petrolifere in Venezuela (17,5% del totale mondiale) e in Russia (6,1%).

Dal punto di vista del mercato, le riserve provate di petrolio detenute da società private (international oil companies) rappresentano soltanto l’8% del totale mondiale e le prime sette compagnie petrolifere occidentali ne controllano solo il 4% (in sintesi i tempi storici delle sette sorelle sono finiti da tempo). A fronte di ciò, i Paesi dell’Opec controllano il 41% della produzione mondiale e ne esportano la gran parte. I grandi produttori non-Opec, ossia Federazione Russa, Stati Uniti, Messico, Cina, Canada e Norvegia, controllano insieme un ulteriore 42% e utilizzano internamente la gran parte della produzione, che pertanto non affluisce al mercato internazionale.

Dal lato domanda, oggi il petrolio svolge un ruolo di primo piano e continuerà ad essere una fonte fossile fondamentale anche nei prossimi anni. Tuttavia, la crescita della domanda si sposterà quasi esclusivamente nei Paesi in via di sviluppo, con la Cina che nel 2030 diventerà il maggior consumatore di petrolio del pianeta. Da qui al 2040, in Africa e Asia la domanda crescerà rispettivamente del 2,0% e dell’1,1% l’anno, mentre negli USA scenderà dello 0,8% annuo e in Europa dell’1,8%. A livello settoriale, la domanda di petrolio globale è e sarà trainata principalmente dal settore dei trasporti (nel 2040 l’incidenza del settore supererà il 50%) e dall’industria petrolchimica (nel 2040 il 15%).

Guardando al carbone, le riserve provate si concentrano per circa i 2/3 in quattro Paesi: Stati Uniti, Russia, Cina, India. La Cina, pur detenendo il 13% delle riserve mondiali provate di carbone, incide su ben il 46% della produzione termoelettrica a carbone a livello mondiale, ed è per questo motivo che rappresenta uno dei più grandi importatori di questa fonte fossile. L’India, che ha una produzione pari all’8% di quella mondiale, è anch’essa importatrice e, in prospettiva, vedrà un forte aumento della produzione interna. Il resto della produzione è dislocato in diversi Paesi con percentuali abbastanza basse: in Russia si concentra la produzione del 5%, negli USA del 10%, in Europa del 4%.

Dai numeri si evince chiaramente come la gran parte delle produzioni di carbone venga utilizzata nei principali Paesi di produzione. Il suo impiego si distingue tra produzione di energia elettrica, per i 2/3 del totale, e utilizzo nell’industria per il restante 1/3. Dal lato della domanda mondiale, il carbone è previsto in diminuzione fino a toccare il 22% di incidenza nel 2040.

Infine, per quanto riguarda il gas, le riserve provate si concentrano per circa il 50% in tre Paesi: Russia, Iran, Qatar. La produzione annua mondiale di gas proviene per quasi il 40% da Russia e Stati Uniti, che rappresentano il 33% del consumo mondiale. Gli Stati Uniti risultano autosufficienti e la Russia esporta il 40% della sua produzione. La produzione degli Stati Uniti ha visto un aumento notevole dello shale gas, che proseguirà negli anni a venire, con un’incidenza sul totale della produzione di gas che crescerà dal 13% al 23%.

Sul fronte della domanda globale, il gas da qui al 2040 sarà la fonte fossile con la maggiore crescita annua, pari all’1,6%. Ne consegue che la sua incidenza vedrà un aumento dal 22% al 25% sulla domanda mondiale di energia. Anche per il gas, la Cina è il Paese con le evoluzioni più sorprendenti: la domanda di gas triplicherà entro il 2040, a causa della politica energetica cinese che punta a favorire la transizione dal carbone al gas. Nel 2040 la Cina diventerà così il più grande importatore di gas, superando anche l’Europa, che resta tuttavia con una dipendenza dalle importazioni di gas superiore all’80%.

I numeri fin qui illustrati evidenziano chiaramente il forte squilibrio tra Paesi produttori e Paesi consumatori, con profondi riflessi sull’equilibrio geopolitico mondiale. Questa problematica è stata al centro delle strategie politiche degli ultimi decenni e lo sarà nei decenni a venire.

Il quadro italiano

A livello di consumi, in Italia le fonti fossili rappresentano l’80% del mix energetico, mentre le fonti rinnovabili il 18%. Rispetto agli obiettivi europei al 2020, conosciuti come “strategia 20-20-20”, l’Italia ha raggiunto o sta raggiungendo i suoi target su emissioni di CO2, fonti rinnovabili ed efficienza energetica. La quota di rinnovabili in Italia è cresciuta fortemente negli ultimi 10 anni ed è più alta rispetto alla media europea e ai principali Paesi benchmark. Nel settore elettrico, la quota di rinnovabili è pari al 34% (quindi sopra alla media europea), di cui l’idroelettrico rappresenta il contributo più importante, seguito da solare, biomassa ed eolico.

Nel settore termico, le fonti rinnovabili incidono sul 20% dei consumi totali, in linea con la media europea. Nel settore dei trasporti, la quota di rinnovabili è ancora poco sviluppata e si attesta intorno al 6,5%, una percentuale inferiore alla media europea e a Paesi come Francia e Germania. L’Italia registra miglioramenti sul fronte dell’efficienza energetica: se si pone il consumo primario di energia del 2005 uguale a 100, nel 2017 l’indice è pari a 82,4, uno dei livelli più bassi nell’Unione europea (in media pari a 90,8). Questo decremento dei consumi energetici, certamente influenzato dalla crisi, è da attribuire anche a un percorso virtuoso sul fronte dell’efficienza energetica.

Nonostante il crescente ruolo delle fonti rinnovabili, la dipendenza energetica dell’Italia dall’estero rimane elevata, pari al 77%, sebbene più bassa di 6 punti percentuali rispetto al 2008. La domanda di energia è sempre meno soddisfatta dal petrolio, che oggi rappresenta un terzo del totale (35%) ma che nel 2008 copriva circa il 41%. Al contrario, il gas naturale si mantiene intorno al 38% di incidenza sul totale dei consumi energetici, proprio per il ruolo cruciale che avrà nella transizione energetica nel nostro Paese.

  • Capitolo tratto dal Libro bianco dell’energia. Il volume è stato pubblicato da Assolombarda ed è stato presentato il 13 novembre per divulgare le procedure della green generation che le imprese milanesi andranno ad adottare per coniugare l’attività industriale con la sostenibilità. (pagg. 15 – 25)