anziani a tre

Al tradizionale meeting di Jackson Hole, summit finanziario organizzato dalla Federal Reserve System – uno degli appuntamenti più attesi dagli investitori che si è tenuto tra le montagne del Wyoming dal 24 al 26 agosto 2017 – il Presidente della BCE Mario Draghi ha incentrato il proprio intervento sugli enormi rischi legati alla crisi demografica, in Europa specialmente, ossia un micidiale mix di riduzione delle nascite, invecchiamento della popolazione e incremento del debito pubblico pro-capite.

L’invecchiamento della popolazione è infatti uno dei fenomeni più significativi e inevitabili del XXI secolo. Costituisce altresì uno dei grandi successi dell’umanità: si vive più a lungo grazie a una migliore alimentazione e igiene, ai progressi nel campo della medicina, alle cure mediche, all’istruzione e al benessere economico. Ma esistono delle criticità che vanno considerate, simultaneamente alle opportunità, per vincere la sfida dell’invecchiamento.

Secondo le previsioni demografiche, nel 2030 oltre un quarto della popolazione europea avrà più di 65 anni o più. Considerando che nel mondo attuale già una persona su nove ha 60 anni o più e che questa percentuale arriverà a una su cinque entro il 2050, l’invecchiamento della popolazione è un fenomeno che sicuramente non può più essere ignorato. Negli ultimi decenni si è dibattuto sulle ripercussioni che il processo di invecchiamento della popolazione avrà sul mercato del lavoro, sull’integrazione sociale, sulla sostenibilità dei sistemi di welfare e sanitari. Pertanto, tutte le parti in causa (governo, società civile, settore privato, comunità, famiglie) dovrebbero attuare le riforme politiche, economiche e sociali per adattare la società a un mondo che invecchia. Le azioni dovrebbero essere basate su una visione a lungo termine per garantire che tutte le persone anziane vivano in condizioni di dignità e sicurezza, che abbiano accesso ai servizi sociali e alle cure mediche di base, che abbiano un reddito minimo grazie all’attuazione di piattaforme nazionali di protezione sociale volte ad aumentare l’autonomia e l’indipendenza delle stesse, prevenendo l’impoverimento della terza età e contribuendo a un invecchiamento nelle migliori condizioni di salute. Lo scopo di tali azioni è trasformare i soggetti anziani da beneficiari dello stato sociale a cittadini attivi e partecipi.

Come tendenza generale, le donne sono la maggioranza degli anziani: attualmente ogni 100 donne sessantenni nel mondo ci sono solo 84 uomini. Le donne anziane sono le più vulnerabili alle discriminazioni, tra le quali ricordiamo le minori opportunità di accesso al lavoro e alle cure mediche, la maggiore esposizione ai maltrattamenti, al non riconoscimento del diritto alla proprietà e all’eredità, alla mancanza di un reddito vitale minimo e di una copertura sociale. Gli uomini anziani, invece, hanno reti di sostegno sociali, ancorché deboli, ma possono essere soggetti a raggiri, soprattutto sul piano finanziario. Queste differenze hanno conseguenze importanti al momento di stabilire programmi e politiche pubbliche; è quindi importante non standardizzare gli anziani come un’unica categoria.

Il processo appena descritto ha avuto inizio dopo la fine della Seconda guerra mondiale e sta continuando tuttora: nel 2014 la popolazione con più di 60 anni constava di 868 milioni di persone (il 12% della popolazione mondiale) mentre le previsioni al 2050 vedono questa cifra salire a 2,03 miliardi (pari al 21% della popolazione mondiale).

Il numero di persone di 65 anni e più raddoppierà quindi in proporzione all’aumento della popolazione mondiale, passando dal 7% del 2000 al 16% nel 2050.

L’invecchiamento della popolazione è un problema che riguarda tutte le regioni e tutti i paesi con vari livelli di sviluppo, anche se la progressione è più rapida nei paesi in via di sviluppo, compreso quelli che hanno un elevato numero di giovani.

Le attuali previsioni ISTAT evidenziano un trend in lieve aumento della popolazione italiana: questo incremento demografico è sostanzialmente imputabile ai flussi migratori che prevedono un incremento della popolazione straniera residente, con particolare incidenza delle collettività rumene, albanesi, marocchine, cinesi, ucraine.

Per quanto riguarda invece le classi di età della popolazione, devono essere presi in considerazione l’aspettativa di vita e l’andamento della natalità.

L’ONU stima che la popolazione globale attuale, pari a circa 7,3 miliardi, possa crescere a 8,5 miliardi nel 2030 e fino a 9,7 miliardi nel 2050 e 11,2 miliardi nel 2100. Si prevede inoltre che, nel periodo 2015-2050 metà della crescita della popolazione globale si focalizzerà in Africa, con un raddoppio del numero degli abitanti.

Collegato all’aumento della popolazione si pone il problema della famiglia 2.0 che vedrà una diminuzione delle unioni matrimoniali e una crescita delle coppie di fatto e delle unioni miste (conseguenza dei flussi migratori) nonché una riduzione delle dimensioni medie del nucleo familiare con incidenza di nuclei uni personali e con genitore unico.

  • Brano tratto dal volume “Tech Impact, Luci e ombre dello sviluppo tecnologico”, pubblicato da Guerini e Associati, Milano, anno 2019 (pagg. 46 – 50).