Internet of Things è un ulteriore step verso quello che l’azienda californiana Cisco definisce “IoE” (Internet of Everythings, “internet del tutto”), una grande opportunità che, secondo una ricerca pubblicata nel 2014 dalla stessa azienda potrebbe muovere nel mondo oltre 19 mila miliardi di dollari entro il 2025.

Cisco definisce IoE come “la connessione in rete di persone, processi, dati e cose”, abilitata da “numerose transizioni tecnologiche” (Internet of Things, rete mobile, cloud computing, big data). Interconnessione di persone, dispositivi, processi e dati: ben oltre internet degli oggetti, dunque, verso una rete pervasiva, ubiqua, omnidirezionale, omnicanale e in grado di connettere qualsiasi cosa in tempo reale, elaborando dati e fornendo molti differenti livelli di supporto e di interazione.

Si tratta di un campo di gioco di dimensioni gigantesche, che dovrà arrivare a toccare, in un arco di tempo che potrebbe essere molto più breve di quanto si possa immaginare, miliardi di persone e un numero difficilmente calcolabile di oggetti, processi e dati.

Una sfida ciclopica, ma anche un’incredibile opportunità, perché mettere in rete tutte queste realtà significherà ritrovarci in un nuovo mondo, in cui tutto sarà a portata di mano (o di click) e niente più sarà abbandonato a sé stesso, isolato, impossibile da contattare o da raggiungere, in caso di necessità.

Una semplicità che potrebbe essere semplicemente di tipo statistico, oppure organizzativo o logistico, o chissà cos’altro. Le applicazioni e le opportunità offerte da IoE sono pressoché infinite e possono davvero rappresentare una fondamentale chiave di volta verso un cambiamento che oggi riusciamo soltanto a immaginare o forse a percepire.

Un cambiamento sorprendente, impattante, in grado di cambiare lo stile di vita e le abitudini di miliardi di persone e di ridefinire completamente la realtà. Questo avverrà grazie a una rete sempre più intelligente, sulla quale viaggeranno interazioni uomo-uomo, uomo-macchina e macchina-macchina, oltre a quantitativi mostruosi di dati e di processi.

Non solo si parla di una singola tecnologia e di un’applicazione specifica, l’IoE rappresenta l’integrazione delle tecnologie dalle quali derivano attività di analytics. E’ un’integrazione potente almeno quanto le stesse tecnologie in essa comprese, come la sensoristica, la connettività delle reti, dell’alimentazione e dell’integrazione, dell’intelligenza artificiale.

Tutto questo arriverà a generare un’impressionante mole di dati e di transazioni che influiranno su tutti i settori, gli ambiti e gli aspetti della nostra vita e che daranno alle aziende l’opportunità di creare e di innovare come non hanno mai fatto prima.

Avere miliardi di oggetti, dispositivi e persone connessi in tutto il mondo significherà infatti poter disporre in tempo reale di informazioni preziose, raccolte sul campo e completamente svincolate dai limiti imposti da un percorso prevendita che in passato era completamente interno alle aziende e che dopo l’arrivo sul mercato trovava conferme o smentite soltanto nell’ambito dei laboratori di assistenza, al presentarsi di un difetto o di un guasto di cui poco o niente era possibile conoscere.

Al contario L’IoE consentirà di seguire tutta la vita degli oggetti, le interazioni con i loro proprietari e con altri oggetti, le modalità e le abitudini d’uso, gli eventuali problemi (anche prima che questi si verifichino) e molto altro, incrociando dati e informazioni e confrontandoli in tempo reale con le altre casistiche, già note o in acquisizione.

Cos’altro dovremmo aspettarci da IoE? Ad oggi ancora non possiamo saperlo e forse nemmeno immaginarlo. La verità è che quello che definiamo realtà e che conosciamo ancora in modo sommario si compone di un numero infinito di parametri, molti dei quali tra loro collegati, le cui eventuali correlazioni oggi per lo più ci sfuggono. E’ davvero impossibile, ad esempio, prevedere un terremoto? Molti sostengono che in un futuro molto vicino potremo riuscire a evitare immani tragedie, grazie alla capacità di prevedere con buon anticipo questa e altre catastrofi. Ma cosa ci manca, per farlo già oggi?

Ovviamente è impossibile affermarlo con certezza, ma quello che potrebbe essere utile a questo scopo è ciò che IoE ci offrirà in tempi brevi: una gigantesca mole di dati che si incrociano tra loro, che provengono da molte differenti entità e che probabilmente oggi fatichiamo ad accostare tra loro o a ritenere in qualche modo correlati.

Dati, non sensazioni, perché da sempre gli uomini e gli animali, e probabilmente anche il regno vegetale e la materia inanimata, sono interessati da percezioni premonitorie, ben difficili però da trasformare in dati scientifici cui dare credito.

E se quelle sensazioni potessero essere in qualche modo catturate e trasformate in dati? L’universo connesso di IoE potrebbe forse dare risposta a questa e molte altre domande che sin qui sono cadute nel vuoto della nostra scarsa conoscenza e dell’impossibilità di effettuare delle correlazioni tra i dati che fossero degne di credito presso la comunità scientifica.

Il motivo è semplice: ciò che finora è stato appannaggio esclusivo del costoso e complesso mondo degli esperimenti scientifici, troppo spesso effettuati nelle condizioni ideali di un laboratorio, sta per diventare prassi quotidiana, nelle singole e diverse realtà di tutto il globo, con tutte le loro differenze e peculiarità.

Qualunque evento naturale dovesse dunque dare un qualsiasi preavviso, in qualche modo percettibile da sensori e apparati di qualsiasi tipo, ad esempio attraverso piccole scariche elettriche, lievi vibrazioni, impercettibili variazioni della temperatura o dell’umidità o altro, potrebbe essere in futuro compreso anche grazie ai dati raccolti da IoE e dai sensori che con essa lavorano. Questa ovviamente è soltanto un’ipotesi, ma è assai probabile che IoE potrà aiutare l’umanità a scovare dei “pattern” universali e ricorrenti, che prima erano ignoti e che potranno illuminarci su alcune dinamiche della natura che oggi ci sembrano ancora imperscrutabili.

IoE potrebbe dunque rappresentare un passo decisivo verso un’era in cui il vaticinio non sarà più materia da stregoni e imbonitori, ma un patrimonio dell’umanità che ci permetterà di non rincorrere più gli accadimenti e la sorte, ma di conoscerli e di prevederli a partire dai dati e dai loro intrecci.

  • Brano tratto dal saggio “IoT e nuovo marketing”, scritto da Claudio Gagliardini e Franz Russo, pubblicato da Dario Flaccovio Editore, Palermo, anno 2019 (pagg. 72 – 75)

Claudio Gagliardini è un imprenditore e formatore in ambito high-tech. Ha fondato sei digitale.com, un’agenzia digitale che eroga servizi per aziende di vari settori. Autore di numerosi saggi e articoli su riviste specializzate, partecipa a convegni e seminari come testimonial.