Draghi BCE

Qual è il nostro mandato? Le Banche centrali ne hanno diversi, a seconda delle giurisdizioni e gli assetti istituzionali in cui operano. Il nostro non è, ad esempio, quello degli Stati Uniti o del Giappone. In senso lato, le Banche centrali esistono per preservare l’integrità della moneta.

Questa funzione delle Banche centrali discende dall’esperienza storica, che mostra come una moneta sana sia fondamentale per la prosperità economica e la stabilità sociale. Nelle parole di John Kenneth Galbraith: <<Quando la moneta è cattiva, la gente la vuole migliore, quando è buona pensa ad altro>>. Noi vogliamo una moneta sana proprio perché vogliamo che la gente possa pensare ad altro e possa fare altro: lavorare, risparmiare, investire, innovare.

Se oggi noi ci chiediamo solo raramente se la moneta sia “buona” o “cattiva”, è perché per la maggior parte della nostra vita essa è stata per lo più stabile. Le giovani generazioni non hanno sofferto, almeno direttamente, dei danni causati dagli episodi inflazionistici degli anni Settanta, né hanno dovuto sperimentare le conseguenze della deflazione degli anni Trenta. E’ il segno che in tempi recenti le Banche centrali hanno avuto sostanzialmente successo nell’assolvere ai propri compiti.

Il mandato affidato alla BCE prevede che essa sia preposta alla tutela della stabilità dei prezzi nell’area dell’euro, ovvero all’integrità del suo valore nel tempo. In particolare, il nostro obiettivo è un tasso di inflazione inferiore ma non discosto dal 2% nel medio termine. Si noti che la definizione è simmetrica: l’inflazione non deve essere durevolmente né troppo alta né troppo bassa. La storia insegna che la deflazione, ancorché relativamente più rara, può comportare conseguenze altrettanto destabilizzanti di un’inflazione eccessiva; soprattutto per i giovani, che sono generalmente debitori netti, queste possono essere particolarmente dolorose.

Per assicurare la stabilità dei prezzi, una moneta deve essere sana anche sotto altri aspetti: deve essere una unità di conto affidabile, cioè il suo valore deve essere il medesimo in ogni parte del territorio sottoposto alla giurisdizione della Banca centrale, qualsiasi forma la moneta stessa assuma. La moneta quotidianamente utilizzata dai cittadini non è solo quella creata dalla Banca centrale. In un sistema in cui le banche hanno l’obbligo di costituire una riserva a fronte dei loro depositi, come è il caso dell’area dell’euro e di altre economie avanzate, il grosso dello stock di moneta assume la forma dei depositi bancari. La moneta rappresenta una passività del sistema bancario nel suo complesso e circola in circuiti elettronici.

Affinché la moneta sia effettivamente unica nell’intera giurisdizione, il sistema dei pagamenti deve operare senza frizioni – proprietà che costituisce infatti uno dei nostri compiti statutari – e il sistema bancario che la crea deve essere solido. Soprattutto per questa ragione annettiamo grande importanza a una supervisione bancaria di elevata qualità, un compito che è stato posto in capo alla BCE. Per le stesse ragioni agiamo come prestatore di ultima istanza nei confronti delle banche in caso di crisi di liquidità, purché siano solvibili.

Questa funzione non è volta a proteggere le singole banche per sé. Mira ad assicurare la fiducia nei depositi e la loro continua fungibilità con le banconote e con le altre forme di moneta nell’ambito dell’Unione. Poiché, inoltre, gli impulsi della politica monetaria sono trasmessi anche per il tramite dei prestiti bancari, l’esistenza di banche solide è condizione necessaria per assicurare la stabilità dei prezzi. Se non altro per questo motivo, contrastare la frammentazione del sistema bancario rientra senza dubbio nell’ambito del nostro mandato.

Il mandato della BCE nel suo senso più ampio poggia su un consenso radicato nella società. I politici ricevono il loro mandato nell’ambito di elezioni che riflettono voto dopo voto le preferenze degli elettori. Il mandato della BCE invece è inscritto in un testo che ha valenza costituzionale: il Trattato. Una costituzione si fonda su valori condivisi nel profondo dai cittadini: per questo motivo le costituzioni non sono, anzi, non devono essere, sottoposte periodicamente al vaglio elettorale.

Per assolvere al nostro mandato godiamo di un elevato grado di indipendenza nelle nostre decisioni di politica monetaria. Ma questa libertà ha limiti precisi. Per conseguire i nostri obiettivi non possiamo utilizzare strumenti vietati dal Trattato: il finanziamento monetario dei governi è uno di questi. Ma non possiamo nemmeno cambiare quegli obiettivi: per esempio, la rinuncia ad assolvere il mandato che ci è stato affidato non è un’opzione percorribile. Ma non ci è neppure consentito assumere comportamenti che di fatto ridefinirebbero le disposizioni del Trattato, come l’appartenenza o meno di un Paese all’area dell’euro. In sintesi, il nostro mandato è definito dal Trattato.

Negli ultimi anni nel perseguimento degli obiettivi definiti dal nostro mandato abbiamo dovuto affrontare sfide estremamente impegnative, che hanno richiesto misure di politica monetaria senza precedenti per carattere, dimensione e numero. Siamo stati costretti a sventare i rischi che corrodevano sia l’integrità della moneta nel tempo – la stabilità dei prezzi – sia quella nello spazio – riferita alle varie parti dell’area, specialmente quando sono emersi dubbi sulla permanenza di alcuni Paesi membri nell’eurozona.

In ogni circostanza abbiamo agito in pieno accordo con il mandato, nei limiti posti dal Trattato stesso.

  • Brano tratto dal discorso di Mario Draghi tenuto il 5 novembre 2015 all’inaugurazione dell’anno accademico 2015/2016 dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano. Pubblicato anche nel libro “Whatever It Takes, Cinque discorsi per l’Europa” pubblicato da Vita e Pensiero, Milano, anno 2019 (pagg. 42 – 47).