La blockchain è un registro digitale che viene condiviso su una rete distribuita di computer indipendenti, che lo aggiornano e lo conservano in modo tale che chiunque possa verificarne la completezza e l’integrità. La blockchain realizza questo obiettivo grazie a uno speciale algoritmo incluso in un’applicazione che viene eseguita da tutti i computer della rete. L’algoritmo dirige i computer, in modo coerente, verso un consenso condiviso sui dati da aggiungere al registro, incorporando qualsiasi tipo di transazione economica, rivendicazione di proprietà o informazione di valore.

Ogni computer aggiorna la sua versione del registro in modo indipendente, ma lo fa seguendo il fondamentale algoritmo del consenso. Una volta che dei nuovi dati siano stati aggiunti al registro, delle speciali protezioni crittografiche rendono virtualmente impossibile qualsiasi tentativo di tornare indietro e modificare i dati. I proprietari dei computer vengono pagati in valuta digitale, cosa che li incentiva a impegnarsi per proteggere l’integrità del sistema, oppure prestano la propria opera in quanto aderiscono a un consorzio. Il risultato è qualcosa di unico: un gruppo di attori indipendenti, che agiscono ciascuno per il proprio interesse, che si uniscono per produrre qualcosa a vantaggio di tutti – un registro inalterabile, affidabile per tutti e che non viene gestito centralmente da un singolo intermediario.

Niente di speciali, si potrebbe dire: un mucchio di computer che gestiscono dati con una strumentazione matematica originale. Però, i sistemi di archiviazione delle informazioni, e in particolar modo i registri, sono alla base del funzionamento delle società. Senza questi sistemi non riusciremmo a generare la fiducia necessaria per avviare una transazione, fare affari, costruire organizzazioni e formare alleanze. La possibilità di migliorare queste funzioni basilari in modo tale che per svolgere non sia più necessario affidarsi a un’entità centralizzata, quindi, ha implicazioni profonde.

Questo modello dovrebbe consentire una vera economia alla pari, eliminando gli intermediari da qualsiasi operazione di business. E poiché ha la capacità di generare fiducia nei nostri archivi di dati in modo tale che persone e aziende possano impegnarsi in attività di tipo economico senza temere raggiri, potrebbe anche essere l’annuncio di una nuova era di dati aperti e di trasparenza. In sostanza, si tratta di un modello che dovrebbe consentire alle persone di condividere di più. E, grazie al positivo effetto moltiplicatore che questo tipo di condivisione aperta ha sulle reti delle relazioni economiche, una maggiore attività dovrebbe portare a sua volta a un maggior numero di attività di business.

Le blockchain orientano l’intera economia digitale verso qualcosa per cui le persone cominciano a parlare di un “Internet del Valore”. Mentre la prima versione di Internet consentiva alle persone di scambiare informazioni in modo diretto, nell’Internet del valore le persone possono scambiare, in generale, cose di valore, che si tratti di valuta, titoli o dati importanti, che in precedenza sarebbe stato imprudente trasmettere online. Se le prime fasi di Internet avevano portato con sé opportunità straordinarie per creare ricchezza e nuovi modelli di business in quanto avevano aiutato le persone a superare le barriere e scendere sul terreno di gioco, la prossima fase promette di eliminare del tutto le barriere. In teoria, questo significa che chiunque abbia accesso a un dispositivo e a Internet può partecipare in modo diretto all’economia globale. La speranza, quindi, è riuscire a incrementare largamente quella riserva di innovazione ad accesso aperto dalla quale possono emergere idee grandiose di ogni tipo.

  • Articolo degli autori Michael J. Casey e Paul Vigna estratto dal libro La macchina della verità, pubblicato da Franco Angeli Editore, Milano, anno 2018, (pagg. 29 – 30). Insieme, i due autori, avevano già pubblicato nel 2015 L’età delle criptovalute.

Michael J. Casey è consulente senior della Digital Currency Initiative del MIT Media Lab e presidente del Comitato consultivo di CoinDesk. Editorialista del Wall Street Journal collabora anche con diversi periodici e scrive editoriali e contributi (tra cui Wired, Harvard Business Review, Washington Post e Foreign Affairs). E’ autore di numerosi saggi e ha cominciato a essere tradotto anche in Italia grazie a Franco Angeli.

Digital Currency Initiative del MIT è il centro fondato da Joichi Ito e raccoglie i migliori studenti e ricercatori nel campo della crittografia e della ingegneria finanziaria. Con questo centro collaborano anche istituzioni governative e private per progettare strategicamente l’architettura digitale di una nuova internet del valore.