Giuseppe Pajno non è il solo ad aver sentito le voci sui Florio. Il pomeriggio successivo al funerale, si presenta all’aromateria Guglielmo Li Vigni, segretario di un altro grossista, Nicolò Raffo. Viene per sapere se hanno scorte di sommacco e, nel frattempo, quasi causalmente, chiede se pagheranno in tempo la fornitura di zucchero del mese precedente. E’ così che vengono a scoprire come Saguto si sia presentato nell’ufficio di Raffo con l’intento di comprare le loro tratte di credito. In quel suo modo meschino, tutto insinuazioni e sottintesi, Saguto si era detto certo che i Florio non avrebbero pagato i loro debiti e aveva quindi cercato di convincere Raffo a cedergli i documenti. <<Mi sarebbe venuto comodo, don Ignazio>>, conclude Guglielmo, con un sospiro. <<Lui aveva i soldi in mano… ma a voi ‘sta malaparte non la faccio. Che poi, non ho mai capito perché vi odia tanto… Siete un galantuomo.>>

<<Vi ringrazio della stima, don Li Vigni. Carmelo Saguto vive di ‘mmiria e raggia, e la sua invidia non è certo causata da me o da mio nipote. E’ lui che ce l’ha dentro perché vorrebbe essere chissà chi e invece fa il segretario a don Canzoneri e basta. Il periodo è difficile per tutti, ma vi giuro sul mio onore che avrete tutti i soldi vostri, fino all’ultimo centesimo.>>

Quando l’uomo esce dall’ufficio, Vincenzo chiede, con un filo di timore: <<Zio, ma siamo davvero in difficoltà?>>

L’uomo chiude la porta, si dirige verso la cassaforte ad armadio. <<Abbiamo pochi soldi in cassa, è diverso.>>

<<Ma abbiamo le lettere di cambio…>>

Ignazio si appoggia alla scrivania. <<Vice’, non sono santi: la gente non paga, e se non paga non abbiamo soldi. Non si mangia con i pezzi di carta.>> Sente la bocca impastata. <<Dobbiamo chiedere un prestito. Abbiamo bisogno di contanti.>>

Vincenzo sente lo stomaco chiudersi. Finora lo zio l’ha tenuto al riparo da ogni preoccupazione, e adesso, invece… <<Ma lo sapranno tutti! Quel cretino di Saguto si metterà a dirlo ai quattro venti!>>

<<Maledizione, lo so!>> Ignazio dà un colpo sulla scrivania. Il calamaio sobbalza. <<Se uno non ha una scelta, deve inghiottire l’orgoglio. Calati junco ca passa la china, così dicono i vecchi. E’ quello che faremo.>> Si massaggia la base del naso. <<Tu va’ a casa. Io vado a parlare con un paio di persone e, per favore, non dire nulla a tua madre…>>

Vincenzo sente le guance avvampare. Mormora un <<Sì, zio>> e, afferrata la giacca, scivola fuori dalla stanza. Tutti i pensieri vengono cancellati da quella preoccupazione. Anche l’immagine di due occhi neri che da alcune settimane a questa parte lo fa arrossire e balbettare come un picciriddo.

Ma non è facile. E non solo per l’orgoglio. Non è facile trovare una persona fidata, quando si tratta di affari. Non è facile trovare chi dia loro dei soldi senza stare con la bocca aperta a raccontarlo in giro.

Ma quando Vincenzo avrà gli stessi anni che adesso ha lo zio, allora capirà davvero quanto gli è costata quella decisione.

  • Brano tratto dal romanzo “I leoni di Sicilia – La saga dei Florio”, pubblicato da Editrice Nord (Gruppo editoriale Mauri Spagnol), Milano, anno 2019 (pagg. 131 – 132). Il titolo di questo brano (assente nel testo originale) è frutto della libera interpretazione di Winner Institute.