Xi 8088 - Complete Board

I fondatori di Intel Corporation lanciarono la società nel 1969, forti della loro esperienza pionieristica nello sviluppo della tecnologia del Metal-on-silicon (Mos) per la produzione dei primi circuiti integrati del mondo per  la memoria dinamica ad accesso casuale (Dram). Nel 1995 Intel era ormai una delle società con il tasso di profitto più alto del mondo. La storia del suo successo è resa ancor più interessante dal fatto che, quando, fra il 1978 il 1986, la sua posizione sul mercato della Dram cominciò a scricchiolare a causa degli attacchi dei produttori giapponesi dei semiconduttori, Intel si trasformò da produttrice secondaria di Dram nel produttore di microprocessori più forte del mondo. Come vi riuscì?

Intel sviluppò il suo primo processore affidandosi a un produttore giapponese di calcolatori. Una volta realizzato il progetto, il team tecnico di Intel convinse gli executive della società ad acquistare il brevetto dal produttore di calcolatori, che ne era il titolare. Intel non aveva una strategia esplicita per creare un mercato per questo microprocessore, vendeva il chip a chiunque sembrasse capace di utilizzarlo.

Oggi i microprocessori sono un prodotto comune, ma all’epoca erano una tecnologia dirompente. La loro funzionalità era molto limitata se confrontata con quella dei complessi circuiti logici che formavano le Cpu dei grandi computer degli anni Sessanta. Ma erano piccoli e semplici ed offrivano a costi non proibitivi capacità logiche e di calcolo per applicazioni nelle quali fino ad allora tali capacità non erano realizzabili.

Durante gli anni Settanta, mentre la competizione sul mercato delle Dram diventava sempre più serrata, i margini sulle entrate Dram d’Intel cominciarono a scendere, mentre quelli dei microprocessori, per i quali la competizione era meno accesa, restavano elevati. Il sistema Intel per l’allocazione della capacità produttiva si basava su una formula che assegnava la capacità in misura proporzionale ai margini lordi realizzati da ciascuna linea di prodotto. Questo sistema quindi, impercettibilmente e senza decisione esplicita del management, cominciò a distogliere il capitale di investimento e la capacità produttiva dal business Dram per passarli a quello dei microprocessori. In effetti, la direzione di Intel continuò a focalizzare sulla Dram la maggior parte della sua attenzione e della sua energia, anche quando i processi di allocazione delle risorse stavano in pratica decretando l’uscita da quel business.

Questo cambiamento de facto di strategia, dovuto ai processi di allocazione delle risorse di Intel, era del tutto fortuito. Visto che all’epoca si sapeva molto poco sul mercato dei microprocessori, un’analisi deliberata non avrebbe giustificato un passaggio al business dei microprocessori. Gordon Moore, cofondatore e presidente di Intel, ricorda ad esempio che la scelta da parte di IBM del microprocessore Intel 8088 per il suo nuovo personal computer fu considerata da Intel una “piccola vittoria”. Anche dopo l’enorme successo dei personal IBM, le previsioni di Intel sulle potenziali applicazioni della successiva generazione di chip, il 286, non inclusero i pc nell’elenco delle prime 50 applicazioni in termini di volume.

Col senno di poi, l’applicazione dei microprocessori ai pc è ovvia. Ma nel pieno della battaglia competitiva, persino un management accorto come quello di Intel non avrebbe potuto prevedere, fra le numerosissime applicazioni dei microprocessori, quale si sarebbe affermato come il più importante e quali volumi e profitti avrebbe consentito.

  • Brano tratto dal libro scritto dall’autore e dal titolo “Il dilemma dell’innovatore – Come le nuove tecnologie possono estromettere dal mercato le grandi aziende”, pubblicato da Franco Angeli Editore, nella collana de I classici, Milano, anno 2016 (pagg. 168 – 170).