internet-of-things

La maggior parte delle implementazioni su grande scala di IoT (internet delle cose) riguarda progetti di smart city. Ebbene, saranno proprio le città ad avvantaggiarsi maggiormente dell’IoE (Internet del tutto, cose, persone, dati e processi), in quanto esse ne saranno considerate proprio dei modelli in scala. Cosa che sarà ancora più vera quando le città diverranno davvero smart e saranno in grado di usare e mettere insieme IoE e big data.

Alcuni esempi, in questo senso, riguardano il monitoraggio dello stato delle strade – e la conseguente manutenzione – attraverso sensori incorporati in esse, come anche il controllo del flusso del traffico stradale, il monitoraggio della crescita agricola, l’istruzione e l’assistenza sanitaria. (…) E non è un caso che moltissime aziende stiano già progettando, fabbricando e commercializzando nuove tipologie di oggetti, talvolta sorprendenti e bizzarri, ma in grado di avvicinare le persone al nuovo e incredibile mondo dell’Internet of Everything.

Tra queste aziende, a mero titolo di esempio, c’è il colosso giapponese Sony, che sta immettendo sul mercato aibo, uno dei primi animali domestici robot (il termine “Robopet”, che probabilmente avrà in questo settore un impatto paragonabile a quello avuto da iPhone, ormai sinonimo di smartphone, è usato dall’azienda WoowWee per un prodotto analogo).

Questo simpatico cagnolino robot è un ottimo esempio di cosa significhi IoE e di quali scenari si stiano velocemente aprendo. Non si tratta semplicemente di un giocattolo, infatti, ma di un oggetto inanimato che prende vita grazie alla connessione e che interagisce con le persone come se si trattasse di un essere vivente. Può vederle, può sentire la loro voce, può avvicinarsi a loro, toccarle e la sua intelligenza artificiale (venduta insieme al robot con un AI Cloud Plan in abbonamento) gli consente di relazionarsi con loro e con altri oggetti presenti in casa.

Quello che a qualcuno può sembrare solamente un gioco, come altri che esistono sul mercato già da decenni, se non addirittura da prima, è in realtà qualcosa di straordinariamente innovativo, che racchiude in sé potenzialità ancora tutte da esplorare.

Le evoluzioni prossime di questi compagni artificiali, infatti, potrebbero in futuro diventare di fondamentale importanza nelle case delle persone, sul lavoro e in molti altri contesti. Non in sostituzione degli animali veri, se non nel caso di alcune attività di soccorso e di indagine, ma a supporto delle attività quotidiane, verso nuovi stili di vita basati sulla costante e completa interazione tra gli uomini, gli oggetti e le aziende che li producono.

Aziende che non dovranno più simulare l’utilizzo delle loro creazioni da parte dei potenziali clienti, ma che saranno al loro fianco in ogni momento, raccogliendo dati in tempo reale e progettando nuove funzionalità e nuove implementazioni sul campo, mentre tali oggetti vengono utilizzati e mentre interagiscono con altri oggetti e con l’ambiente in cui sono inseriti. Una vera rivoluzione, la più impattante che la nostra civiltà abbia mai affrontato.

I pronipoti del cagnolino aibo e i suoi compagni potranno imparare a insegnare, potranno guardare la realtà e intervenire, essere d’aiuto in casa e al lavoro e, soprattutto, relazionarsi tra loro per svolgere al meglio i propri compiti, imparando dai gusti, dalle esigenze e dalle possibilità delle persone che hanno a fianco. Scenari che oggi spaventano molti e che sembrano usciti dai film di fantascienza che per anni ci hanno spinto a immaginare qualcosa che sembrava assolutamente impossibile. Ed è forse questo l’ambito in cui l’IoE potrà dare il suo contributo fondamentale, in futuro: trasformare l’impossibile in improbabile, cancellando dalle nostre menti e dal futuro dell’umanità quel gigantesco limite rappresentato dalla percezione dell’impossibilità, che ci tiene saldamente ancorati alla realtà e che ci impedisce di volare più in alto, a livelli di creatività che invece sono alla nostra portata.

La storia questo lo ha ampiamente dimostrato, del resto. Tutto ciò che ai nostri antenati di qualche secolo fa sembrava del tutto impossibile è oggi realtà, tanto che ora fatichiamo a immaginare ulteriori sviluppi. Ma questi avverranno e saranno davvero al di là della nostra attuale capacità di immaginazione, verso quella che Raymond Kurzweil definisce singolarità tecnologica (, che si verifica al raggiungimento dell’ipotetico punto, sulla linea di sviluppo di una civiltà, nel quale l’accelerazione del progresso tecnologico supera la soglia della capacità umana di comprendere tali tecnologie, per l’eccessiva velocità con cui queste si susseguono e/o per l’intervento di intelligenze artificiali superiori).

In termini di marketing questo potrà comportare un cambiamento ancora più importante, perché quella che un tempo era la fase di un ciclo e di un processo di un’azienda sarà presto, se non lo è già ora, un flusso costante e ininterrotto, in cui le novità minori arriveranno ai prodotti per lo più in automatico, sotto forma di aggiornamenti erogati a canone o con formule di abbonamento. Un cambiamento che si sta già concretizzando in quella digital servitization che sta ridefinendo l’idea stessa di prodotto, di cui i servizi diventano parte integrante e indissolubile.

Questo trend, sempre più netto e trasversale, implica che qualsiasi progetto o prodotto non possa essere più considerato se non come un insieme di funzionalità in continua evoluzione, che nel tempo possono essere aggiunte, modificate, adattate, corrette. Questo sta avvenendo per ragioni di ordine finanziario, strategico e di marketing, ma soprattutto in funzione della natura stessa dei nuovi oggetti, non più progettati, realizzati e venduti come “fatti e finiti”, ma in virtù della loro nuova natura connessa e interrelazionale, soggetti a mutazioni e cambiamenti costanti, che rendono il rapporto tra le aziende e le persone estremamente diverso da quello cui siamo da sempre abituati.

Nell’ambito di questa continua evoluzione, con ogni probabilità, gli oggetti stessi interagiranno con i loro proprietari e si spingeranno ad attuare vere e proprie strategie e attività di marketing, ad esempio mostrando cosa potrebbero fare se fossero dotati di un nuovo accessorio o se potessero interagire con un altro prodotto complementare.

  • Brano tratto dal saggio “IoT e nuovo marketing”, scritto da Claudio Gagliardini e Franz Russo, pubblicato da Dario Flaccovio Editore, Palermo, anno 2019 (pagg. 76 – 79)
Claudio Gagliardini

Claudio Gagliardini è un imprenditore e formatore in ambito high-tech. Ha fondato sei digitale.com, un’agenzia digitale che eroga servizi per aziende di vari settori. Autore di numerosi saggi e articoli su riviste specializzate, partecipa a convegni e seminari come testimonial.