Benedetto Cotrugli

Per quanto sia difficile opporre resistenza all’influsso astrale, che tanto determina le inclinazioni dei singoli, tuttavia tale opposizione non è impossibile ad attuarsi, soprattutto da parte degli uomini dotati di ingegno superiore, fuori del comune, in quanto con la loro prudenza resisteranno a tale influsso e non saranno né guidati né governati da esso. Ma se tale resistenza procederà con difficoltà e li indirizzerà ad una attività diversa da quella a cui sono naturalmente inclinati per via del suddetto influsso celeste, il più delle volte costoro non si manterranno fedeli alla loro naturale inclinazione. E perciò bisogna guardarsi particolarmente, quando si inizia a guidare un figlio proprio o di qualcun altro, legati dal vincolo dell’autorità paterna o da altro legame di parentela, dal volgerli all’attività mercantile, perché se il figlio fosse disposto per qualcosa d’altro o per un’attività di segno opposto, forse non avrebbe una vita prospera, ovvero procederebbe con difficoltà e rimarrebbe a metà strada e con poco profitto, senza conseguire il suo obiettivo, che è acquisire ricchezze con onore.

Per questo, nell’età puerile della persona che si vuole indirizzare a tale arte, bisogna considerare ciò a cui è inclinato per natura. E informarsi di tale inclinazione equivale – nell’età puerile, che non è moralmente corrotta – a capire in quali attività il fanciullo si diverta e in quali trascorra abitualmente il suo tempo. E se è per natura vivace, di aspetto gradevole e di indole nobile, purché non sia troppo volubile e vagabondo, ma aspiri a conseguire onore e guadagno, allora possiamo ritenere che sia adatto ad intraprendere un’attività mercantile, il cui fine è arricchirsi con onore.

Se tuttavia non troviamo tale inclinazione nei nostri figli o in altri che ci sono vicini per parentela, li dobbiamo volgere alla pratica di ciò cui sono predisposti e non metterci a combattere contro la natura per vincerla e superarla, perché essa avrebbe la meglio su ogni uomo per quanto vigoroso.

La storia ci fornisce l’esempio di Greci e Romani, i quali, all’epoca del loro massimo splendore, applicavano la regola di spingere i loro figli e i congiunti all’attività cui erano inclini per natura; così in quei tempi, presso entrambi i popoli, fiorirono in tutte le attività lodevoli i migliori ingegni che vi siano stati prima e dopo di allora. E che le cose stiano così risulta evidente dagli esempi di tutte le arti liberali e meccaniche. (…) E perciò mi pare che sia molto da lodare la sentenza di Apollonio di Alabanda che, chiamato ad Atene per insegnare retorica, quando gli portavano un giovinetto predisposto a tale arte lo riceveva volentieri, ma quando gliene veniva condotto un altro non adatto e inabile, lo esortava a dedicarsi a un’altra attività e rinunciava a insegnargli per non perdere tempo.

Se dunque il fanciullo possiede una predisposizione naturale all’essere educato nell’arte mercantile, è molto utile anche il sussistere di una seconda condizione, ossia deve essere figlio di mercante: infatti, come vediamo che il seme naturale lascia una forte impronta nell’aspetto esteriore e determina la somiglianza del padre nel figlio, così succede anche nell’animo. E lasciando da parte numerosissime prove, basti dire che per certo, io stesso ho verificato e visto in me l’orma Paterna: essa in una certa maniera mi ha impresso una somiglianza tanto grande da lasciare stupiti, non solo nelle inclinazioni pratiche, ma anche nel modo di affrontare la fortuna.

Così, una volta nato, il bambino deve essere aiutato e abituato di buonora, impartendogli fin dalla culla i precetti e le basi della disciplina. Fin dalla fanciullezza deve assorbire i gesti, i modi, i costumi e i discorsi della mercatura con facondia e austera dignità in ogni gesto e in ogni atto.

Dopo che il ragazzo viene tolto alla nutrice, lo si deve affidare a un bravo maestro che gli insegni i buoni costumi, la grammatica e la retorica. Poi deve conoscere qualche attività per guadagnarsi il pane, perché se viene a perdere i beni della fortuna non finisca in viltà: i Genovesi, i Fiorentini, i Veneziani, ben istruiti nella mercatura, l’hanno come abitudine. E non appena sono adulti, devono fare una buona gavetta, in modo che imparino l’arte, perché molti vogliono essere maestri senza maestro, e ciò non è possibile.

Al contrario, tra di noi sono molti ad essere approdati all’arte mercantile senza adeguata formazione, e quindi sono stupidi. Ti avviso, la mercatura non è come la pittura, che molte volte si apprende senza maestro, pur se anche per dipingere serve avere un maestro che insegni quantomeno a stemperare i colori.

E quando le prime due condizioni si trovano unite, in modo che una sia di ausilio all’altra, e vi si aggiunge la terza, ossia l’insegnamento dei precetti della disciplina e la consuetudine alla loro pratica costante, si otterrà il mercante perfetto che vedrà soddisfatto il suo scopo, soprattutto se sarà in qualche modo aiutato e favorito dalla prosperità e dalla fortuna. Capitolo XIII tratto dal libro “Arricchirsi con onore. Elogio del buon imprenditore” a cura di Alessandro Wagner e con prefazione di Brunello Cucinelli. Pubblicato da Rizzoli, Milano, anno 2018 (pagg. 101 – 106). Il titolo originale del libro (scritto nel 1458 dall’autore Benedetto Cotrugli) era Libro de l’arte della mercatura, un manoscritto rinascimentale rimasto nell’oblio per oltre cinque secoli.