AIDME

Si pensava che la tecnologia NFC potesse servire per poche applicazioni, limitando l’uso alla comunicazione di prossimità (da cui peraltro deriva l’acronimo stesso, Near Field Communication), ma la realtà è sempre ricca di fantasia e sul mercato sono apparsi ritrovati innovativi che spingono la sua diffusione. La tecnologia NFC, lo ricordiamo, mette in comunicazione due dispositivi situati a breve distanza l’uno dall’altro, si parla di pochi centimetri, in modalità senza fili. Ci possono così essere trasferimenti di dati, pagamenti elettronici, a piccole dosi (infatti la massima velocità di connessione è a 424 kbit per secondo). I dispositivi come smartphone e tablet che offrono questa opportunità sono dotati di un chip integrato per consentire questo tipo di connessione. In commercio esistono anche SIM e microSD appositamente strutturati per dare questo tipo di servizio.

A differenza di altre modalità di trasmissione, come il Bluetooth, l’identificazione e l’associazione dei due dispositivi NFC sono del tutto automatiche e non vengono richieste password, codici PIN o altri sistemi di riconoscimento. Dunque basta accostare due devices NFC perché si riconoscano ed eseguano un’operazione. In pratica si utilizzano dei Tag NFC, etichette elettroniche dotate di microchip programmabili tramite un’applicazione affinché comunichi qualcosa di predefinito quando un altro dispositivo NFC si avvicina.

Questi Tag NFC si utilizzano nei settori commerciali, nei negozi, nei musei, in operazioni di comunicazione automatiche. I dispositivi Apple usano i chip NFC per i pagamenti Apple Pay, mentre il mondo Android è molto più versatile. Da qualche tempo esiste una soluzione made in Italy dall’elevato aspetto sociale. Si tratta di un bracciale dotato di un Tag NFC che contiene le informazioni personali utili ai fini di salvaguardare la propria vita. Nel microchip vengono caricate con una password solo i dati che l’utente vuole inserire e non altri non essendoci campi obbligatori. Immaginiamo di compattare informazioni come il gruppo sanguigno, le patologie croniche, le allergie ai farmaci, le intolleranze alimentari, la posologia farmacologica e tutto quanto può essere necessario che un medico conosca in caso di un intervento di soccorso.

Il bracciale salvavita AIDme è prodotto da Audens, un’azienda di Limena (Padova) nata nel maggio del 2016 per iniziativa di un gruppo di giovani informatici e oggi guidata da Monica Cerin, che detiene l’80% delle quote dopo aver seguito da vicino lo sviluppo della start up come business angel.

Winner Institute – Il bracciale salvavita AIDme è oggi compatibile con tutti gli smartphone?

Monica Cerin – Per i sistemi Android la compatibilità è quasi totale, mentre per il mondo Apple la compatibilità esiste dai modelli della serie 7 con un circuito privato. In sostanza siamo vicini alla piena potenzialità di diffusione della soluzione, pensata per dare a tutte le persone che prestano soccorso la possibilità di reperire subito le informazioni utili e necessarie per salvare la vita in caso di incidente, malattia improvvisa, malori temporanei. I soccorritori delle ambulanze, ma anche gli infermieri e i medici del pronto soccorso possono leggere, con il loro cellulare, tutto il contenuto del bracciale e avere a disposizione da subito i dati che servono. Solo l’utente, che possiede la password, può intervenire per cancellare e modificare le informazioni che lui stesso ha inserito. Una volta che queste sono state definite, sono messe potenzialmente a disposizione di ogni figura sanitaria.

W.I. – In che modo e misura questa soluzione può trovare diffusione?

M.C. – I campi di applicazione del bracciale salvavita AIDme sono tra i più disparati. Entra nel settore della salute, dello sport, della disabilità. Stiamo dialogando con vari Ministeri perché il suo utilizzo sia allargato con scopi sociali. Lo abbiamo declinato in 9 lingue perché possa trovare diffusione anche all’estero. Oltre all’italiano, i dati possono essere inseriti in inglese, spagnolo, russo, tedesco, francese, arabo, portoghese e cinese. Sul cellulare si attiva il lettore NFC che consente di aprire la schermata e introdurre i dati, in funzione delle necessità. Un anziano può indicare anche informazioni sulla sua dieta abituale, i valori pressori e così via.

W.I. – Com’è stata gestita la crescita della vostra azienda e qual è il modello di sviluppo che avete individuato?

M.C. – Nel 2017, periodo del mio ingresso in società il progetto è stato finanziato da Unicredit credendo molto nei prodotti di innovazione tecnologica di Audens. Nel gennaio di quest’anno, il 2019, il piano di sviluppo è stato seguito da un finanziamento da parte di Monte dei Paschi di Siena. Il modello da perseguire è la crescita pervasiva lungo tutte le dorsali commerciali possibili. Per il suo alto valore sociale, un prodotto come il bracciale salvavita trova contatti molto interessati con il mondo delle farmacie, che è il più naturale e logico punto di vendita del prodotto. Stiamo dialogando con Assofarm, Federfarma, Unifarm. Abbiamo avviato accordi con l’ACI e con la Croce Rossa Italiana, che l’adotterà nelle sue 630 delegazioni a livello nazionale. Pensiamo anche al mondo assicurativo, agli Ordini Professionali, alle associazioni sportive, al 118 e alla Protezione Civile, che potrebbero sensibilizzare la popolazione ad accogliere l’idea di uno strumento intelligente “AIDme”, fatto per aiutare nel momento dell’estrema difficoltà. Inoltre, c’è anche il rapporto costruttivo con gli assessorati alla Sanità Regionali, che hanno mostrato apprezzamento per l’idea.

W.I. – A livello produttivo, quali sono i numeri che esprimono il valore del progetto e quali altri campi applicativi potrebbero essere individuati in futuro?

M.C. – Siamo ancora in una fase di lancio e al momento produciamo circa 60 mila bracciali salvavita al mese, ma dall’autunno di quest’anno, il 2019, la produzione crescerà sensibilmente a seguito della domanda diffusa italiana e soprattutto estera. Gli altri possibili sviluppi, su cui stiamo facendo indagini a tappeto, riguardano l’anticontraffazione, la comunicazione digitale e l’identità per l’accesso. Per l’anticontraffazione si pensi alla tutela e alla difesa di prodotti con marchio Doc, Dop o Igp. Solo apponendo un TAG AIDNFC sotto il bollino identificativo del prodotto si potranno leggere, nei  nostri device, tutte le informazioni utili relative alla filiera produttiva, autentificazione e certificazione dello stesso. Per la comunicazione digitale pensiamo agli interessi da parte del mondo turistico e dei servizi. Promozione del territorio, informazioni su itinerari particolari, su luoghi poco conosciuti ai più ma bellissimi da visitare. Altrettanto promettente è il segmento degli accessi con identificazione per stati, concerti, eventi. Qui il mondo è vario: si va dagli stadi sportivi alle mense, dai tornelli degli uffici ai villaggi turistici, dall’utilizzo di mezzi di trasporto a tutte quelle applicazioni che richiedono un accesso con sicurezza.