La dicotomia Oriente-Occidente non fa che riprodurre oggi l’antica divisione razzista del mondo tra ariani e semiti, che ha danneggiato non solo l’Europa ma anche altre vaste aree del mondo. E’ davvero forse così ragionevole accettare che una semplice nozione di orientamento geografico e astronomico divenga una frontiera assoluta dello spirito, una ricerca disperata e perpetua di radici immaginarie, cui si domanda addirittura di far da collante di popoli dalle lingue, culture e costumi più disparati? Non a caso, a eccezione del momento umanista della storia dell’Europa, la nozione di Occidente non sembra aver giocato un ruolo utile per gli stessi europei o per il mondo. E’ un concetto che non è mai riuscito a imporre criteri per formulare un’etica o una morale internazionale che assicuri la pace perpetua, come avevano sognato il grande filosofo Immanuel Kant e i grandi fondatori delle religioni a vocazione universale.

Cercando nella storia antica le radici dell’immaginario che ha prodotto la dicotomia Oriente-Occidente, si può legittimamente pensare che questa altro non sia che la riproduzione dell’archetipo mitico della violenza tra fratelli – Caino e Abele – presente nell’Antico Testamento. E’ questo l’archetipo insito nella divisione binaria del mondo tra ariani e semiti che ha dominato la cultura europea del XIX secolo e della prima metà del XX secolo. E’ senza dubbio quello che oggi riproduce una nuova divisione fratricida tra il mondo dei cosiddetti valori “giudaico-cristiani” opposti a quelli considerati antinomici, ovvero “arabo-musulmani”.

Quanto a lungo resteremo prigionieri di un archetipo biblico che ha anche dato vita a immaginari invasati e narcisistici sull’esistenza dei popoli, delle nazioni o delle civiltà elette per essere avanguardie della storia dell’umanità?

Si ricorderà che questa visione binaria del mondo è proprio delle società monoteiste, ebraiche, cristiane e musulmane. Le società buddiste, scintoiste, induiste o confuciane dell’Asia sono estranee a questa visione dicotomica che privilegia una costruzione cosmogonica dell’essere umano e dei codici di saggezza morale.

Sarebbe forse tempo di realizzare quanto incongruo e pericoloso sia restare nel mondo immaginario e mitologico forgiato da un’antropologia religiosa, incosciente e semplicistica, eppure assai efficace quando oppone immaginari emozionali sull’esistenza di un Occidente opposto all’Oriente.

  • Paragrafo tratto dal libro “Contro il conflitto di civiltà”, pubblicato da Guerini e Associati, Milano, anno 2016. (pagg. 146-147).