ai Systems Learning

Nel XXI secolo la trasmissione del sapere deve assumere connotati del tutto nuovi rispetto a quelli del passato. Il problema si è rovesciato: adesso è all’adulto che bisogna insegnare le basi delle nuove tecnologie e inculcare le nuove chiavi di lettura del mondo. Ciò non significa che i giovani non abbiano più bisogno di istruzione. Il contenuto delle discipline necessarie per comprendere il nostro mondo deve essere ripensato: le tecnologie NBIC (Nanotecnologie, Biotecnologie, Information Technology e Cognitive Sciences)  diventano conoscenze imprescindibili dell’uomo comune del XXI secolo. Soprattutto, la scuola stessa, in quanto tecnologia di trasmissione dell’intelligenza, è già una tecnologia superata che vive i suoi ultimi istanti.

La scuola sarà messa radicalmente in discussione nei decenni a venire. Nel corso dei prossimi anni, per effetto delle tecnologie digitali, conoscerà senza dubbio una modernizzazione accelerata, ma si tratterà in realtà degli ultimi fuochi di un’istituzione destinata a diventare una curiosità del passato, una di quelle basate su una scienza approssimativa, così come ci appaiono oggi i sanatori.

A partire dal 2035 l’istruzione diventerà una “branca della medicina”, che utilizzerà le immense risorse delle neuroscienze per personalizzare prima la trasmissione e ottimizzare poi bioelettronicamente l’intelligenza. Intorno al 2080, l’avvento di un mondo dominato dall’Ia (che avremo creato noi ma che potrebbe sfuggirci) tenderà a fondere esseri viventi e intelligenza. La sfida per l’umanità diventerà allora quella di difendere la sopravvivenza del corpo fisico, compiendo la scelta consapevole di conservare un legame materiale per evitare di dissolversi nel mondo virtuale. Questa prospettiva finale sembra lontana, ma i primi stravolgimenti dell’istruzione sono già iniziati. (…)

93 milioni di miliardi di operazioni al secondo

Lo sviluppo dell’Ia si accoda a una storia informatica la cui progressione è stata vertiginosa. 1938: il computer piu potente della terra, lo z1 inventato dall’ingegnere tedesco Konrad Zuse, esegue un’operazione al secondo. 2017: il Sunway TaihuLight cinese raggiunge 93 milioni di miliardi di operazioni al secondo. In ottant’anni, il tetto massimo della potenza informatica disponibile sulla terra e stato moltiplicato per quasi 100 milioni di miliardi. E per il 2020 sono previste macchine capaci di realizzare un miliardo di miliardi di operazioni al secondo. Gli esperti prevedono che intorno al 2050 saranno accessibili computer in grado di effettuare un miliardo di miliardi di miliardi di operazioni al secondo. Grazie a nuove tecniche d’incisione dei transistor, al decollo dell’Ia e, a partire dal 2050, al computer quantistico, continueremo ancora per molto tempo a disporre di una potenza di calcolo sempre più grande.

Questa potenza informatica rende possibili imprese impensabili fino a soltanto vent’anni fa: la lettura del nostro Dna, il cui costo e stato diviso per tre milioni in dieci anni; il sequenziamento cromosomico dei fossili delle specie estinte; l’analisi della traiettoria e della composizione dei pianeti extrasolari; la comprensione dell’origine del nostro universo, le auto a guida autonoma… Questi progressi non erano stati previsti: la maggior parte degli specialisti degli anni Sessanta era scettica riguardo alle proiezioni di Gordon Moore, e fino al 1990 la grande maggioranza dei genetisti pensava che il sequenziamento integrale dei nostri cromosomi fosse impossibile. La folle accelerazione tecnologica offre all’avventura umana prospettive entusiasmanti e fa parlare di “Homo deus”: Uomo-Dio (riferimento al libro di Y.N. Harari – Homo Deus, ndr). Un uomo dai poteri quasi illimitati, ottenuti grazie alle NBIC generate da quell’incredibile aumento della potenza di calcolo già predetto dalla legge di Moore.

Ma la nostra evoluzione non può essere guidata dalla legge di Moore. Al contrario, dovremo usare saggiamente il nostro potere demiurgico. Il problema dell’Ia è dunque un problema di educazione. Oggi non si può più parlare di Ia senza parlare di scuola. L’obiettivo è appunto quello di mostrare quanto le due questioni, Ia e scuola, vadano oggi di pari passo e siano strettamente collegate. Più in generale, saranno le tre componenti dell’ingegneria della conoscenza – Ia, robotica e neuroscienza – a trasformare il concetto stesso di scuola. Questa esplosione di potenza si scontra con limiti fisici ed energetici, la cui elusione coinvolge decine di migliaia di scienziati in tutto il mondo. Se l’istruzione deciderà di ignorare l’ingegneria della conoscenza si ritroverà inevitabilmente a essere irrilevante.

Ma prima di parlare della scuola, e al fine di comprendere le difficolta della sua rifondazione, e necessario capire a cosa servirà l’Ia o, più esattamente, a chi servirà. Perché l’Ia non esce da un laboratorio di una delle nostre vecchie e collaudate istituzioni. L’Ia è nelle mani di giovani che affermano con candore di voler rendere il mondo un posto migliore. Quanto meno ai loro occhi.

  • Brano tratti dal libro La guerra delle intelligenze”, edito da Edt, Torino, anno 2018 (pagg. 10-11 e 16-19).