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Giovedì 28 marzo si apre a Lipsia la Leipziger Duchesse, dal 1632 la più importante fiera del libro. Non ha oggi la rilevanza internazionale della Fiera del Libro di Francoforte, che si aprirà in ottobre, ma è per la Germania una fiera simbolo. Era infatti la fiera del libro della DDR e fu una decisione politica coraggiosa quella di mantenerla in funzione. I padiglioni della fiera furono tra i primi edifici della città ad essere restaurati e ammodernati. La sostituzione dei tristi volumi dell’Aufbau Verlag con le variegate produzioni dell’editoria occidentale fu uno dei simboli della riunificazione: l’unità culturale ritrovata, non un’occupazione. La fiera ha mantenuto un suo carattere particolare, più introspettivo, aristocratico, meno sfacciatamente commerciale di altre. Lipsia è stata, dal 1791, sede della casa editrice e tipografia Teubner, famosa soprattutto per le sue edizioni di classici greci in splendidi volumi stampati con caratteri di suprema eleganza, degni di Aldo Manuzio. Distrutta da un bombardamento alleato nel dicembre del 1942, la quasi totalità dei volumi andò persa nell’incendio. Risorta nel dopoguerra, fu sequestrata alla famiglia dal regime comunista nel 1952 per risorgere poco dopo a Stuttgart, con diverso destino. Anche quest’anno si recheranno in molti alla fiera, come sempre gremita di autori, di pubblico, di addetti lavori, impegnati in una miriade di convegni, di presentazioni, di letture, di discussioni, con nel cuore e nella mente una domanda che da anni non trova una risposta accettabile: che futuro ha il libro? Anche gli esperti sono divisi in ottimisti e pessimisti, ciascuno con buone ragioni, in un paese di solide tradizioni di lettura. Infatti, se negli ultimi 10 anni un terzo delle librerie ha dovuto chiudere i battenti, ne sono pur sempre rimaste 2736, organizzate in una attivissima e potente associazione, il Boersenverein. Anche se dal 2013 al 2017 si è perso il 17,8% degli acquirenti, il libro continua a produrre nove miliardi di ricavi, più di musica, film e videogiochi insieme. Anche in Germania si legge meno, nelle metropolitane e nei treni si vedono meno libri, ma in realtà si legge diversamente e nessuno considera le centinaia di migliaia di lettori di libri auto pubblicati su Watpad, Anobii e altri siti simili. Un panorama in movimento, con fenomeni planetari come Tencent che ha accolto in un sito di scrittura sei milioni di autori. Ma sono in Cina. Ciò che rende il business librario tedesco così resiliente è l’enorme numero di letture antologiche che gli autori fanno in vere e proprie tournè in sale affollate di potenziali lettori. Un altro fenomeno interessante è la femminilizzazione dell’editoria, che trae le conseguenze dal fatto che da anni la maggioranza dei lettori sono donne e che tre donne su cinque comperano cinque libri all’anno. Finalmente la maggioranza delle grandi case editrici tedesche è ora guidata da donne e le conseguenze si vedranno nelle scelte editoriali dei prossimi anni. Le donne, in Germania come in Italia, sono sempre state collaboratrici preziose e determinanti nelle strutture delle case editrici, ma le scelte editoriali hanno fin’ora riflesso quello che dimostra una ricerca recente e cioè che gli uomini tendono a recensire libri di uomini. L’unico aspetto problematico è un probabile scarso interesse per la tecnologia. Silicon Valey è una impenetrabile nicchia maschile. In conclusione si può dire che il sistema sta digerendo il fenomeno del libro elettronico, che si rivela più aggiuntivo che sostitutivo, persino in America. Allora perché questa inquietudine, queste continue domande sul futuro, questa ricerca di certezze. Una possibile risposta è che tutti si rendono conto che fin’ora tutti gli sforzi sono stati dedicati a mantenere il sistema così com’è, compresi i suoi difetti, e che le nuove tecnologie sono state più subite che accettate. Infatti, il semplice trasferimento del libro cartaceo su uno schermo, lo ha reso più trasportabile, ma meno leggibile, e non è stata certo un’operazione di alta tecnologia. La stessa cosa vale per i giornali, con qualche video in più. Il fatto è che nessuno si è posto veramente la domanda: può l’intelligenza artificiale aiutare il business della lettura? In un’epoca in cui si disintermedia quasi tutto e si consegna a domicilio in due ore ciò che si è ordinato on line, gli editori stanno ancora combattendo col problema delle rese e in Germania fallisce KNV, uno dei tre più grandi grossisti di libri. Sorprende inoltre che per il libro elettronico non si siano sviluppati aiuti alla lettura, per velocizzarla e rendere più facile la comprensione. L’acquirente del libro elettronico dovrebbe ricevere le recensioni più importanti o altri elementi da condividere facilmente con una cerchia di amici. Si potrebbe oggi facilmente fornire la lettura perfetta del testo a velocità regolabile. Ma soprattutto in un’epoca di realtà aumentata non si capisce perché non si debba avere un libro aumentato, cioè rivisitato culturalmente e arricchito di elementi multimediali informativi o emotivamente coinvolgenti: il libro vissuto. Le case editrici potrebbero riprendere la loro funzione di intermediari culturali dotandosi di algoritmi specifici. Sembra un sogno, ma potrebbe presto diventare una realtà forse più complessa e interessante di quanto qui rozzamente prospettato. La tecnologia al servizio della cultura, prima che ci pensi Amazon.a in funzione. I padiglioni della fiera furono tra i primi edifici della città ad essere restaurati e ammodernati. La sostituzione dei tristi volumi dell’Aufbau Verlag con le variegate produzioni dell’’editoria occidentale fu uno dei simboli della riunificazione: un’unità culturale ritrovata e non un’occupazione. La fiera ha mantenuto un suo carattere particolare, più introspettivo, meno sfacciatamente commerciale. La nascita di una fiera del libro a Lipsia, città di grande tradizione, non è avvenuta casualmente.  

Lipsia è stata, dal 1791, sede della casa editrice e tipografia Teubner, famosa soprattutto per le sue edizioni di classici greci in splendidi volumi stampati con caratteri di suprema eleganza, degni di Aldo Manuzio. Distrutta da un bombardamento alleato nel dicembre del 1942, andò persa nell’incendio la quasi totalità dei volumi. Risorta nel dopoguerra, fu sequestrata alla famiglia dal regime comunista nel 1952, per risorgere poco dopo a Stuttgart, con diverso destino. Anche quest’anno si recheranno in molti alla fiera, come sempre gremita di autori, di pubblico, di addetti lavori, impegnati in una miriade di convegni, di presentazioni, di letture, di discussioni, con nel cuore e nella mente una domanda che da anni non trova una risposta accettabile: che futuro ha il libro? Anche gli esperti sono divisi in ottimisti e pessimisti, ciascuno con buone ragioni, in un paese di solide tradizioni di lettura. Infatti, se negli ultimi 10 anni un terzo delle librerie ha dovuto chiudere i battenti, ne sono pur sempre rimaste 2736, organizzate in una attivissima e potente associazione, il Boersenverein. Anche se dal 2013 al 2017 si è perso il 17,8% degli acquirenti, il libro continua a produrre nove miliardi di ricavi, più di musica, film e videogiochi insieme. Anche in Germania si legge meno, nelle metropolitane e nei treni si vedono meno libri, ma in realtà si legge diversamente e nessuno considera le centinaia di migliaia di lettori di libri auto pubblicati su Watpad, Anobii e altri siti simili.

Un panorama in movimento, con fenomeni planetari come Tencent che ha raccolto in un sito di scrittura sei milioni di autori. Ma sono in Cina. Ciò che rende il business librario tedesco così resiliente è l’enorme numero di letture antologiche che gli autori fanno in vere e proprie tournée in sale affollate di potenziali lettori. Un altro fenomeno interessante è la femminilizzazione dell’editoria, che trae le conseguenze dal fatto che da anni la maggioranza dei lettori sono donne e che tre donne su cinque comperano cinque libri all’anno. Finalmente la maggioranza delle grandi case editrici tedesche è ora guidata da donne e le conseguenze si vedranno nelle scelte editoriali dei prossimi anni.

Le donne, in Germania come in Italia, sono sempre state collaboratrici preziose e determinanti nelle strutture delle case editrici, ma le scelte editoriali hanno fin’ora riflesso quello che dimostra una ricerca recente e cioè che gli uomini tendono a recensire libri di uomini. L’unico aspetto problematico è un probabile scarso interesse per la tecnologia. Silicon Valley è una impenetrabile nicchia maschile. In conclusione si può dire che il sistema sta digerendo il fenomeno del libro elettronico, che si rivela più aggiuntivo che sostitutivo, persino in America.

Allora perché questa inquietudine, queste continue domande sul futuro, questa ricerca di certezze? Una possibile risposta è che tutti si rendono conto che finora tutti gli sforzi sono stati dedicati a mantenere il sistema così com’è, compresi i suoi difetti, e che le nuove tecnologie sono state più subite che accettate. Infatti, il semplice trasferimento del libro cartaceo su uno schermo, rendendolo più trasportabile, ma meno leggibile  non è certo un’operazione di alta tecnologia. La stessa cosa vale per i giornali, con qualche video in più.

Il fatto è che nessuno si è posto veramente la domanda: può l’intelligenza artificiale aiutare il business della lettura? In un’epoca in cui si disintermedia ogni attività e si consegna a domicilio in due ore ciò che si è ordinato on line, gli editori stanno ancora combattendo col problema delle rese e in Germania fallisce KNV, uno dei tre più grandi grossisti di libri. Sorprende inoltre che per il libro elettronico non si siano sviluppati aiuti alla lettura per velocizzarla e rendere più facile la comprensione. L’acquirente del libro elettronico dovrebbe ricevere le recensioni più importanti o altri elementi da condividere facilmente con una cerchia di amici. Si potrebbe oggi facilmente fornire la lettura perfetta del testo   a velocità regolabile. Ma soprattutto in un’epoca di realtà aumentata non si capisce perché non si debba avere un libro aumentato, cioè rivisitato culturalmente e arricchito di nuovi e interessanti elementi multimediali  informativi o emotivamente coinvolgenti: il libro vissuto.

Le case editrici potrebbero riprendere la loro funzione di intermediari culturali dotandosi di algoritmi  specifici. Sembra un sogno, ma potrebbe presto diventare una realtà forse più complessa e interessante di quanto qui rozzamente prospettato. La tecnologia al servizio della cultura, prima che ci pensi Amazon.