trasmissione

Riceviamo la nostra cultura dagli altri e la passiamo ad altri ancora. C’è spesso una generazione di differenza tra il trasmettitore e il ricevente, soprattutto quando la trasmissione avviene da genitore a figlio. Da quando esiste la scrittura, possono passare molte generazioni tra il trasmettitore e il ricevente: è facile farsi consigliare direttamente da Platone o Aristotele. Ma ora il passaggio dell’informazione culturale è divenuto, al contrario, molto rapido, anche immediato, con i mezzi elettronici.

Vi è qui una distinzione molto importante e abbiamo preso dall’epidemiologia i termini di trasmissione verticale e orizzontale per indicare i due tipi principali di trasmissione: da genitore a figlio, o tra individui non imparentati, che hanno spesso molto meno di una generazione di differenza. E’ immediatamente chiaro che il primo tipo di trasmissione è lento, poiché l’unità di tempo è grande, e assomiglia alla trasmissione genetica, mentre il secondo può essere molto rapido e può avere alcune somiglianze con le epidemie, poiché le malattie infettive si propagano per contatto diretto tra gli individui. Anche se questa distinzione fra trasmissione verticale e orizzontale deve essere vista come il fondamento della teoria della trasmissione ed evoluzione culturali, essa non basta, poiché vi sono molte forme speciali di trasmissione, ciascuna delle quali ha una dinamica a sé. Qualche volta, ad esempio, l’insegnamento passa dal più giovane al più vecchio, in direzione contraria alla solita trasmissione da genitore a figlio: talora sono i genitori che imparano dai figli.

Vi può essere più di un individuo dal lato della ricezione, cosa che può rendere la trasmissione particolarmente rapida, e anche l’opposto: molti trasmettitori che influenzano un solo ricevente. Occorre distinguere bene questi casi diversi di trasmissione, poiché hanno conseguenze molto diverse dal punto di vista della dinamica della cultura nelle generazioni, cioè dell’evoluzione culturale. Ne abbiamo studiato in particolare due aspetti: la variazione di un carattere culturale nel tempo, da cui dipende la velocità di cambiamento culturale, e la variazione di un individuo all’altro in un gruppo sociale. Studiando teoricamente, con Marcus Feldman a Stanford, le conseguenze dei diversi meccanismi di trasmissione culturale, abbiamo trovato utile distinguere almeno quattro casi, uno di trasmissione verticale e tre orizzontali, con alcuni sottocasi.

Osservo subito che la trasmissione culturale consiste di due fasi successive: la comunicazione di una novità e la sua accettazione. La seconda non è del tutto assicurata, poiché la comunicazione può essere malintesa, dimenticata o insufficiente a convincere, ed è sempre possibile che non sia seguita dall’accettazione. Spesso, per avere un seguito favorevole, la comunicazione deve essere ripetuta. Se il trasmettitore ha autorità politica o religiosa, o semplicemente prestigio, l’accettazione sarà più probabile. Anche l’età del trasmettitore e del ricevente hanno il loro peso. Ma nella teoria che segue, consideriamo come trasmissione la comunicazione seguita dall’accettazione, escludendo la comunicazione rimasta sterile.

Quelli che chiamiamo in generale coefficienti di trasmissione sono dunque la probabilità che una comunicazione particolare tra individui sia avvenuta e sia stata accettata. Ci riferiremo sempre alla trasmissione di un carattere o fatto specifico appreso per via culturale, come una nozione, un’abitudine, una credenza, un comportamento, o qualche cosa di più complesso, ma sempre ben definito.

Distingueremo nella trasmissione verticale diversi sottocasi e in quella orizzontale tre meccanismi di trasmissione: un trasmettitore e un ricevente, un solo trasmettitore e diversi riceventi, oppure diversi trasmettitori e un solo ricevente.

  1. La trasmissione verticale avviene da un individuo che appartiene a una generazione a un altro individuo di una generazione successiva, come tra genitore e figlio. Non c’è bisogno di parentela biologica tra i due poli della trasmissione; una parentela adottiva può avere lo stesso effetto. Nella paternità o maternità biologica (e adottiva) l’influenza culturale del genitore può essere estesa a una gamma molto larga di caratteri culturali. Questa trasmissione ha conseguenze evolutive assai simili a quella biologica, soprattutto se il trasmettitore è un genitore solo (trasmissione uni parentale): questo caso segue regole praticamente identiche alla trasmissione genetica. Ma se il bambino subisce l’influenza di ambedue i genitori, e ne ottiene un valore intermedio tra i due, il risultato tende verso un equilibrio intermedio e, nel caso di caratteri quantitativi, la variazione tra individui decresce e tende a sparire. Un caso specifico è la blending inheritance (eredità per mescolamento), in cui ogni bambino eredità la media dei valori dei suoi genitori. Fisher aveva già dimostrato che questa non può mantenere una variazione individuale ereditabile. Bisogna notare, comunque, che la stratificazione sociale in classi può mantenere una variabilità individuale, anche se non c’è base genetica della variazione.

Un risultato degno di nota è che la trasmissione verticale può essere tanto conservatrice quanto l’eredità cromosomica. La variazione sarà introdotta soltanto dalla mutazione (o dall’immigrazione di individui provenienti da una società esterna, diversa per il carattere considerato). La trasmissione da nonno a nipote è due volte più conservatrice di quella da genitore a figlio, e la trasmissione su parecchie generazioni può mantenere quasi invariate vaste e importanti aree culturali. La maggior parte delle religioni mostra una conservazione di riti e dogmi molto elevata.

  • La trasmissione orizzontale, più simile a una malattia contagiosa, è quella tra due individui, che possono essere della stessa generazione, o di generazioni differenti, ma non hanno una relazione biologica o sociale precisa e durevole come nella trasmissione verticale. Nel caso delle epidemie, il contatto che trasmette la malattia da una persona malata a una sana può essere molto breve, quanto basta per permettere il passaggio dell’agente patogeno; per i caratteri culturali bisogna di solito che la comunicazione sia più intima e prolungata. Abbiamo introdotto anche il termine di trasmissione obliqua, nel caso in cui il trasmettitore appartenga a una generazione precedente a quella del ricevente. Questa aggiunta è necessaria, poiché assicura il passaggio dell’informazione da una generazione all’altra, cosa che non può accadere se la comunicazione avviene soltanto tra individui della stessa generazione (…). In generale, una mutazione culturale di successo dà inizio a una epidemia culturale. La probabilità di successo è determinata da una serie di fattori, uno dei quali è l’attrattiva della novità culturale.
  • Da quando la società umana è aumentata in complessità, la struttura sociale si è allontanata sempre più dalla semplicità delle società dei cacciatori e raccoglitori (…). La società si è stratificata il classi sociali, con una gerarchia divenuta talvolta molto precisa. In queste condizioni il meccanismo di trasmissione da un trasmettitore a numerosi riceventi permette il funzionamento di una società complessa. Lo stesso tipo di trasmissione si è affermato da quando l’insegnamento è stato reso istituzionale e un istruttore ha iniziato ad avere numerosi allievi. La trasmissione “da uno a molti” è dunque rappresentata sia nel caso in cui avviene da un capo ai sudditi, sia nel caso di maestro di scuola agli allievi, e anche da un individuo prestigioso o popolare ai suoi sostenitori. Con i mezzi di comunicazione più moderni, la velocità di trasmissione sta aumentando e un’informazione può essere trasmessa simultaneamente a miliardi di individui (…).
  • Il meccanismo inverso, la trasmissione da molti a un solo ricevente, è un altro paradigma importante di trasmissione culturale. In un gruppo sociale accade spesso che molti suoi membri esercitino una pressione psicologica su un nuovo membro (adepto, iniziato o, semplicemente, più giovane). Si tratta di un insegnamento concertato. Questa pressione sociale si può produrre in un gruppo piccolo, come una famiglia nucleare o estesa, o in uno più grande. Il risultato è di conservazione culturale estrema ed è questa la forma di trasmissione culturale più conservatrice che esista.

Il gruppo sociale più importante è la famiglia, che esercita una pressione formidabile soprattutto sui membri più giovani, anche se vi sono individui che riescono a resistervi (…). Secondo gli studi di Le Bras e Todd, in Francia esistono tre tipi di famiglia: a) patriarcale autoritaria b) patriarcale di aiuto e sostegno reciproco tra tutti i membri e c) nucleare stretta, dove i figli si sposano solo se hanno i mezzi per stabilirsi altrove. Quest’ultima si pensa abbia favorito lo sviluppo industriale (…).

La struttura della famiglia influenza fortemente anche la visione politica: divenuti adulti, gli individui che si sono sviluppati sotto queste influenza famigliari, tenderanno a favorire sistemi sociali che riproducano un po’ quelli a cui la vita in famiglia li ha abituati (…). Così le strutture familiari vengono ereditate all’interno dei gruppi sociali per trasmissione verticale, rinforzata dalla pressione sociale. E tutto coopera a conservare saldamente la struttura famigliare.

Se in una famiglia (più tipicamente la nucleare) un padre o una madre insegna a uno o più figli un comportamento particolare che possa essere considerato come una novità, è molto probabile che questo venga accettato, anche perché i giovani sono i più suscettibili all’apprendimento. La novità di comportamento può essere una varietà tecnica già esistente, ma non universalmente adottata oppure una pratica religiosa. Può anche trattarsi di un’invenzione totale, completamente nuova. L’accettazione sarà facile se la novità è proposta da uno o ambedue i genitori; ma, perché essa si diffonda oltre i limiti della famiglia di origine, saranno necessari altri meccanismi di trasmissione, oppure si dovranno attendere le generazioni successive, nelle quali i figli educati nella nuova maniera potranno passarla ai propri figli. Questo tipo di trasmissione è molto simile a quella dei geni, e in certe condizioni è del tutto identica. La diffusione a tutti i membri di una popolazione per trasmissione verticale è possibile ma, come quella dei mutanti genetici, è molto lenta.

Nel caso della trasmissione orizzontale, la diffusione a una popolazione può essere molto più veloce; può avere luogo in una sola generazione, se la novità è facile da imparare e le conseguenze sono positive o anche chiaramente convenienti. Come in un’epidemia, la diffusione alla società può arrestarsi prima di avere raggiunto tutta la popolazione, ed esistono, nel caso delle malattie infettive, condizioni matematiche che permettono di prevederne il successo. Formule simili valgono per la trasmissione culturale di tipo orizzontale.

La velocità di adozione di una novità raggiunge il suo massimo nel caso della trasmissione da un trasmettitore a molti riceventi. La decisione di un capo politico autoritario sarà accettata quasi immediatamente da tutti i sudditi, a meno che essa comporti svantaggi abbastanza forti per qualcuno, che forse deciderà di non obbedire e di subirne le conseguenze. Il meccanismo di trasmissione “da uno a molti” permette dunque transizioni rapide e importanti, tramite la decisione di una sola persona o di un gruppo assai piccolo, che può cambiare rapidamente un gruppo molto grande. La struttura gerarchica della società può facilitare questo processo di transizione, iniziato dall’alto della piramide.

Al contrario, nel quarto meccanismo di trasmissione, che abbiamo chiamato concertata o “da molti a uno”, una novità ha assai poche probabilità di avere successo. Un solo trasmettitore favorevole all’innovazione troverà una prima resistenza in tutti i co-trasmettitori del suo stesso gruppo sociale, e dovrà innanzitutto convincere questi. Senza speciale autorità, ciò sarà molto difficile. Il meccanismo tende non solamente a generare la più grande resistenza alle innovazioni, ma anche la maggiore uniformità della popolazione per il carattere culturale in questione. L’uniformità si può ritrovare, d’altronde, anche nella trasmissione di tipo epidemico, e ancor più in quella “da uno a molti”, mentre il meccanismo verticale può mostrare e conservare una variabilità individuale più grande.

La maggior parte dei caratteri culturali si trasmette per mezzo di numerosi meccanismi che talora agiscono in direzioni opposte. Il conflitto tra i meccanismi della trasmissione è comune; può accadere che si imparino a scuola regole di comportamento diverse da quelle apprese in famiglia, e i compagni di scuola sono spesso di opinione molto differente da quella delle autorità scolastiche e famigliari. Il risultato definitivo di questi conflitti può variare molto da un individuo all’altro.

  • Capitolo tratto dal libro Geni, popoli e lingue, pubblicato da Adelphi Edizioni, Milano, anno 1996, (pagg. 257 – 272).