Avrete letto dalle cronache, che alla riunione testé conclusa del Forum di Davos, si è verificato un vero capovolgimento di atmosfera rispetto all’anno passato. Alle preoccupazioni per i gravi turbamenti del quadro politico internazionale, si è aggiunto il previsto rallentamento dell’economia mondiale. Questo rallentamento è però stimato in pochi decimi di punto, quindi non tale da preoccupare veramente persone esperte del mondo e della vita. Altro è invece il diffondersi di un inaspettato pessimismo tecnologico, che ha depresso l’atmosfera del convegno. Una mia fonte l’ha definita foreboding, carica di presentimenti funesti. A questo ha certo contribuito l’intervento di Jack Ma, carismatico fondatore di Alibaba, il quale l’anno scorso celebrava i valori salvifici delle tecnologie, motore del progresso della società e quest’anno ha collegato il pericolo di una terza guerra mondiale all’inarrestabile sviluppo tecnologico.

Ora esiste un consenso tra i più importanti istituti di ricerca, che l’economia mondiale, pur rallentando crescerà di circa l’1% e con questi numeri tutti pensano di potersela cavare. Quindi la profonda inquietudine poteva solo scaturire dalla percezione che non sappiamo bene che cosa succederà e non abbiamo fiducia di saper gestire l’impatto sociale della ristrutturazione di interi settori economici. Credo che le dichiarazioni del nostro Primo Ministro, che l’Italia crescerà di circa L’1,5% e risolverà problemi sociali col reddito di cittadinanza abbiano solo contribuito a far percepire il nostro paese come pericoloso per se stesso e per una parte importante del sistema economico internazionale. Più seria è la situazione delle nostre imprese, soprattutto quelle di piccole e medie dimensioni, che credo mai come oggi si siano sentite così poco aiutate, abbandonate a se stesse, in un paese divenuto ostile alla produzione di ricchezza. La cosiddetta industria 4.0 è dietro l’angolo e richiederà importanti investimenti e scelte di direzione drammatiche per percorrere strade senza ritorno.

A queste scelte dobbiamo prepararci. Winner Institute offrirà una piattaforma di incontro, di informazione e di discussione per le imprese che non vogliano intraprendere questo cammino da sole e desiderino collegarsi con altri stanno affrontando gli stessi problemi. Proprio in questi giorni si legge dell’utilizzo in Cina del riconoscimento facciale per i passeggeri dei servizi pubblici e per gli allievi delle scuole o per l’identificazione dei cattivi pagatori, o l’uso delle divise per localizzare i figli a scuola e così via. Se questo è il livello dell’automazione raggiunto da servizi pubblici, possiamo immaginare che molto più avanzate saranno le tecnologie per la razionalizzazione dell’ organizzazione e per l’automazione del lavoro. E comunque, sarebbe meglio non apprendere queste cose dai giornali, ma poterne valutare in anticipo le implicazioni con persone esperte.

Non abbiamo molto tempo. Non dimentichiamo che presto non dovremo solo gestire processi produttivi con canoni completamente diversi da quelli che conosciamo, ma dovremo prepararci alla seconda fase, cioè alla trasformazione dei prodotti in servizi con piattaforme aperte. Abbiamo poco tempo e c’è molto da fare. Buon lavoro.