Annegamento europeo

Il 9 dicembre del 2011 l’agenzia Bloomberg annuncia che Bnp Paribas ha appena venduto Cds sul debito pubblico francese per 1,5 miliardi di euro (notizia reperibile sul sito Bloomberg.com). In caso di discesa del rating della Francia, il valore del portafoglio delle banche francesi protagoniste di tale transazione sarà ritoccato al ribasso, giacché la probabilità che esse debbano assumere il loro ruolo di “assicuratrici” restituendo agli acquirenti di Cds la perdita indotta dal deterioramento delle finanze pubbliche francesi (perdita teorica, poiché questi compratori possono benissimo non avere alcuna esposizione al rischio sovrano francese) sarà aumentata. Se un depauperamento del bilancio delle banche francesi dovesse metterne a rischio la sopravvivenza, lo Stato si vedrebbe obbligato a intervenire per sostenerle – intervento pubblico che provocherebbe allora un aumento del debito pubblico francese. Le agenzie di rating potrebbero allora ritoccare al ribasso la stima della Francia. E questo deprezzerebbe ulteriormente il bilancio delle banche venditrici di Cds…

Quello che vale per la Francia vale allo stesso modo per tutti i Paesi dell’eurozona. Risultato? I Cds sui debiti sovrani rischiano di essere come un elastico che lega due bagnanti che stanno per annegare: le banche e gli Stati. Volando in soccorso delle banche a partire dal 2008, gli Stati si sono messi loro stessi in pericolo. La situazione è quella di un salvatore che va a fondo nel tentativo di soccorrere un bagnante che annega. E’ precisamente la ragione per la quale il mancato aiuto a chi sta per affogare è uno dei rari esempi di omesso soccorso a persona in pericolo che non sia punito dalla legge in Francia. Nessuno è tenuto a mettere la propria vita in pericolo per salvare un altro.

Oggi le banche, nel loro ruolo di assicuratrici del debito pubblico sul mercato dei Cds, si fanno garanti degli Stati. Come chiedere a uno che stia per annegare di soccorrere il suo salvatore! Un doppio elastico lega ormai il bagnante e il suo salvatore: se il primo va a fondo, il secondo sarà trascinato con lui. Se va a fondo il secondo, anche l’altro sarà trascinato verso il fondo. Entrambi sono condannati a salvarsi insieme o a morire insieme. La conseguenza immediata è che, “grazie” ai Cds, gli Stati europei mai e poi mai possono lasciare che le loro banche si degradino: uno scivolamento verso il basso sarebbe subito ingigantito dal gioco perverso dei Cds. E’ un po’ come se l’elastico che lega bagnante e salvatore comportasse che, fin dal bordo della piscina, se il bagnante si lamenta ancor prima di toccare l’acqua, il salvatore fosse già costretto a prendersene cura, nel timore di precipitare entrambi, prima o poi, nell’acqua…

L’impasse nella quale l’utilizzo dei Cds sui debiti sovrani ci ha chiuso è rivelatrice della situazione globale in cui l’eurozona si trova presa in ostaggio. L’economia “reale” del Nord Italia è abbastanza solida perché gli osservatori abbiano tutte le ragioni di pensare che la situazione italiana non ha nulla a che spartire con quella greca. Inoltre, visto che il debito pubblico italiano è detenuto per la maggior parte dagli italiani, esso non dovrebbe provocare sommovimenti sui mercati obbligazionari. Ciononostante, il tasso a cui l’Italia ottiene prestiti sui mercati ha raggiunto picchi irragionevoli (oltre il 6%) e le ha fatto correre il rischio dell’effetto valanga (la soglia si trova, secondo alcuni osservatori, poco sopra del 7%…). Perché? Perché molte banche italiane detengono parti di debito sovrano italiano. Un evento creditizio che colpisse il debito italiano sprofonderebbe il suo settore bancario in una situazione probabilmente catastrofica. D’un tratto l’elastico tra bagnante e salvatore si tende – semplicemente perché tutti sanno che nessuno dei due potrà portare l’altro fuori dall’acqua.

Risulta quindi comprensibile perché le costruzioni che sono state messe in piedi in fretta e furia dopo la deflagrazione dei crediti subprime – il Fondo europeo di stabilità finanziaria (Fesf), divenuto Meccanismo europeo di stabilità (Mes) – non permettono di risolvere il problema finanziario: nessuna di queste istituzioni ha i mezzi per salvare al tempo stesso sia il settore bancario europeo sia gli Stati. Perché? Perché tanto il Mes quanto il Fesf dovrebbero prestare denaro che hanno preso a loro volta in prestito sui mercati o presso gli Stati membri dell’eurozona. Per il momento, il tasso di interesse per il conseguimento dei prestiti è debole perché Germania e Francia hanno accordato la loro garanzia e perché molti investitori nel mondo desiderano investire in euro. Non per simpatia verso il progetto europeo, ma perché molti hanno un bisogno imperativo di diversificare le valute dei loro portafogli. Una volta capito che il dollaro non è più un valore sicuro (gli Stati Uniti sono ancora più indebitati dell’Europa e ancora meno in grado di ripagare il loro debito), molti cercano di fare collocamenti in euro. E’ l’unica ragione per la quale la Germania e anche la Francia sono riuscite, agli inizi del 2012, a ottenere prestiti a tassi negativi: la pretesa virtù dei due Paesi (con un debito pubblico superiore a quello spagnolo!) non c’entra niente. Tutti sanno bene, in realtà, che se il bagnante Spagna o Italia affogasse, la Germania e la Francia andrebbero a fondo con lui. E’ la diffidenza per il dollaro americano che spiega la “bella sorpresa” dei tassi negativi.

Rifiutare di rompere con la logica che consiste nel cercare sui mercati il denaro che ci serve per cancellare i nostri debiti e innalzare un’enorme piramide di Ponzi a scala europea, e scommettere che gli investitori continueranno a credere che la garanzia tedesca è affidabile – mentre la Cdu e numerosi economisti tedeschi continuano a ripetere che la Germania non accetterà di pagare per gli altri. Ed è comprensibile: il “modello” tedesco ha portato all’impoverimento delle classi medie della locomotiva europea. Cosicché, se un giorno la “garanzia tedesca” dovesse davvero essere sollecitata, si può sospettare che Berlino sarebbe fortemente tentata di lasciare la zona dell’euro, eventualmente in compagnia di Austria e Olanda.

Questa scommessa potrebbe rivelarsi rovinosa al primo panico finanziario, capace di fare slittare la Spagna o l’Italia su un pendio in cui le palle di neve si trasformano in valanghe sempre più grandi. Fino a che il default non sia dichiarato e i debiti annullati…

  • Tratto dal libro Transizione ecologica tradotto dall’edizione francese Illusion financière (2012) e pubblicato da EMI, Bologna, anno 2015 (pagg. 68 – 72).